Trasferita da Roma a Jesi, lascia il lavoro dopo 5 giorni – per il giudice niente Naspi

Una dipendente con oltre vent’anni di servizio nella sede romana di un’azienda specializzata nella revisione e manutenzione di bombole a metano è stata trasferita a Jesi e, dopo soli cinque giorni di lavoro nella nuova sede, si è dimessa. Aveva chiesto la Naspi, sostenendo che la distanza di circa 300 chilometri dalla propria abitazione di Pomezia rendesse di fatto impossibile proseguire il rapporto. Il Tribunale di Velletri, però, ha rigettato il ricorso e negato l’indennità di disoccupazione, condannandola anche al pagamento di 3.300 euro di spese legali.

La storia del trasferimento e delle dimissioni

La lavoratrice era alle dipendenze di una società che opera nella revisione, nel collaudo e nella manutenzione di bombole a metano per auto e autobus, con direzione a Roma e stabilimento produttivo a Jesi. Dalla sentenza, attraverso gli indirizzi indicati, l’azienda risulta riconducibile alla Servizi Fondo Bombole Metano, con sede in viale Maresciallo Pilsudski 124 a Roma e in viale Marconi 168 a Jesi.

Assunta il 20 ottobre 2003, prestava servizio nella capitale dal lunedì al venerdì, con orario 8-16.20. Il 9 gennaio 2024 le è stato comunicato il trasferimento alla sede marchigiana, con decorrenza dal 1° febbraio.

Dopo cinque giorni effettivi di lavoro a Jesi, l’8 febbraio la dipendente ha rassegnato le dimissioni, indicandole come dimissioni per giusta causa. La cessazione del rapporto è divenuta efficace il 16 febbraio. In quella stessa data la donna ha presentato domanda di Naspi, che è stata respinta il 19 marzo.

Le motivazioni del Tribunale di Velletri

Secondo il giudice, il trasferimento a Jesi non ha determinato una reale impossibilità a proseguire il rapporto di lavoro, nemmeno in via temporanea. Nella decisione il Tribunale riconosce che i tempi e i costi di un eventuale pendolarismo quotidiano tra Pomezia e Jesi sarebbero gravosi, ma sottolinea che la lavoratrice avrebbe potuto prendere in considerazione un alloggio temporaneo in città o nelle zone limitrofe per i giorni lavorativi.

La dipendente, però, non avrebbe indicato in modo preciso i costi di questa possibile sistemazione, né avrebbe provato che tale soluzione fosse insostenibile dal punto di vista economico.

Un altro elemento valutato dal giudice è la tempistica: le dimissioni sono arrivate dopo appena cinque giorni effettivi di servizio nella nuova sede. Un periodo ritenuto troppo breve per dimostrare una situazione già divenuta incompatibile con la prosecuzione del lavoro.

Alla luce di questi elementi, il Tribunale ha qualificato le dimissioni come volontarie, escludendo la sussistenza della giusta causa. Di conseguenza, è stato negato il diritto all’accesso alla Naspi e alla donna è stato imposto il pagamento delle spese processuali quantificate in 3.300 euro.

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Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia Moretti si occupa di spettacolo, celebrità e lifestyle. Racconta le storie dei personaggi più seguiti e realizza contenuti dedicati alla casa, all'organizzazione e ai consigli pratici per la vita quotidiana.

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