I consigli municipali canadesi stanno affrontando un’ondata continua di interferenze esterne: decisioni pensate per singoli quartieri vengono travolte da migliaia di email e interventi da remoto provenienti da persone che non risiedono neppure nel Paese, figurarsi nel collegio elettorale interessato.
A Regina, la consigliera comunale Sarah Turnbull racconta che la sua casella di posta è sommersa ogni giorno da messaggi “copia e incolla” inviati da tutto il mondo. Secondo Turnbull, questo flusso massiccio finisce per offuscare le istanze reali dei cittadini che lei rappresenta. «Quando rappresenti davvero le persone del tuo distretto e della tua comunità, vuoi sentire le persone del tuo distretto e della tua comunità», ha sottolineato.
Il “filibuster municipale” a Regina
Il caso più eclatante a Regina si è verificato lo scorso anno, durante una seduta dedicata alla decisione se fluorare o meno l’acqua potabile della città. Turnbull ha dovuto affrontare una riunione durata otto ore, dominata da delegati provenienti da fuori città che cercavano di bloccare la misura.
Dai verbali del consiglio del 2 maggio 2025 risulta che oltre 100 delegati si erano iscritti per intervenire su questo unico punto all’ordine del giorno. La consigliera ha definito la situazione un vero e proprio «filibuster municipale».
Per arginare il fenomeno, Turnbull ha proposto una mozione che limitasse i delegati esterni a semplici memorie scritte, oppure imponesse loro di ottenere il sostegno formale di un consigliere per poter parlare in aula. La proposta è stata respinta. Nel frattempo, osserva Turnbull, temi strettamente locali – come la questione della chiamata alla preghiera di una moschea – vengono trasformati in scontri ideologici accesi da persone esterne che proiettano su Regina le proprie paure e battaglie culturali.
Petizioni gonfiate a Toronto e telefonate dagli USA a Vancouver
Una dinamica simile si è verificata a Toronto, in occasione della contestata decisione di rinominare Yonge-Dundas Square in Sankofa Square. Il consiglio comunale aveva approvato il cambio di nome nel dicembre 2023, per prendere le distanze dall’associazione della piazza con la tratta transatlantica degli schiavi.
Nel giugno 2024 il consigliere Stephen Holyday ha presentato una petizione con oltre 30.000 firme contrarie alla nuova denominazione. Ma la consigliera Paula Fletcher, esaminando il documento, ha rilevato un problema evidente: migliaia di firme appartenevano a persone residenti ben al di fuori di Toronto, inclusi cittadini di Tampa, Florida. Il consiglio ha quindi scelto di ignorare queste pressioni esterne e ha confermato il percorso di rinomina.
Sulla costa ovest, a Vancouver, l’interferenza ha assunto esplicitamente una dimensione internazionale. Il sindaco Ken Sim ha chiesto al governo della British Columbia di modificare il Vancouver Charter per limitare per legge gli interventi alle udienze pubbliche ai soli cittadini canadesi.
La richiesta è arrivata dopo una lunga seduta sul piano per i cosiddetti “city villages”, iniziata al mattino e protrattasi fino a mezzanotte, durante la quale il consiglio è stato inondato da interventi da remoto provenienti da residenti degli Stati Uniti. Sim ha definito questo tipo di pressione un chiaro caso di «interferenza straniera».
Piccoli comuni sotto pressione tra email e interferenze esterne
Per Michael Murphy, professore di scienza politica alla Queen’s University, i dibattiti su politiche sociali e programmi scolastici sono particolarmente esplosivi. A suo avviso, le minacce a questi programmi si sviluppano in un contesto «altamente politicizzato, molto online», che non si ferma ai confini amministrativi e si alimenta della cultura degli influencer sui social media.
Se da un lato email e piattaforme social hanno reso più semplice il contatto tra cittadini e amministratori locali, la scala raggiunta da questo fenomeno rischia di essere ingestibile. Murphy evidenzia che molte comunità di piccole dimensioni non dispongono delle entrate fiscali, del personale né delle infrastrutture di cybersicurezza necessarie per fronteggiare interferenze aggressive dall’estero o migliaia di messaggi al giorno.
In diversi municipi minori, inoltre, i consiglieri svolgono il mandato in forma part-time, ritrovandosi a dover gestire carichi di lavoro digitali enormi accanto ad altri impegni, con ulteriori difficoltà nel filtrare e valutare le istanze che arrivano da fuori territorio rispetto alle richieste dei propri elettori.







