Sono pesantissime le valutazioni contenute nelle ordinanze con cui il Collegio ha accolto le richieste della Procura generale guidata da Lucia Musti sul patrimonio di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo. Secondo i giudici, Roggero avrebbe cercato di mettere al riparo una parte dei propri beni e dei fondi raccolti, non per sostenere le spese legali o i futuri risarcimenti, ma per finalità personali.
Questo quadro, definito “severissimo” negli atti, è alla base del congelamento delle somme destinate a coprire le spese anticipate dallo Stato per i vari gradi di giudizio.
Il bonifico da 50 mila euro e il sequestro dei conti
Al centro dell’attenzione della guardia di finanza c’è un ordine bancario impartito da Roggero l’11 settembre 2024. In una nota delle Fiamme gialle, richiamata testualmente dai giudici, si sottolinea come il gioielliere avesse chiesto alla banca di credito cooperativo di Alba, Langhe, Roero e del Canavese, filiale di Gallo di Grinzane Cavour, l’esecuzione di un bonifico estero da 50 mila euro verso un altro deposito riconducibile a lui e alla moglie Mariangela Sandrone.
Già dopo il primo grado di giudizio, le spese di giustizia risultavano pari a circa 24 mila euro, come documentato dalla Procura generale. È anche alla luce di questa situazione che la somma è stata bloccata: nell’ordinanza si richiama espressamente il “pericolo nel ritardo”, evidenziando che Roggero avrebbe compiuto più atti “volti a disperdere e non rendere aggredibili le proprie risorse patrimoniali”.
Da qui scaturisce il secondo sequestro conservativo disposto sui suoi averi, con l’obiettivo di garantire il soddisfacimento delle pretese creditorie legate al procedimento.
Le donazioni alla moglie e il sequestro dei beni immobili
Già prima di pronunciarsi sul denaro, nel settembre 2024, la Corte d’Assise d’Appello era stata investita anche della questione dei beni immobili di Roggero. La richiesta arrivava sia dalla Procura generale sia dalle parti civili, che avevano quantificato in 2,45 milioni di euro l’ipotesi di risarcimento complessivo da chiedere in sede civile.
Nel fascicolo del Collegio è confluita un’ulteriore nota della guardia di finanza: il 29 marzo 2024 Roggero si era presentato davanti al notaio Gaia Frunzio di Alba (estranea ai fatti) per sottoscrivere un atto di cessione di quote di patrimonio alla moglie. Secondo quanto riportato nella seconda ordinanza, in questo modo “una buona parte del suo patrimonio era stata sottratta alla garanzia dei creditori”.
I giudici definiscono in termini molto duri la condotta del gioielliere. La “donazione alla moglie”, avvenuta non solo dopo la commissione del reato ma addirittura dopo la condanna al risarcimento e il riconoscimento di una provvisionale da 480 mila euro, viene ritenuta “fondatamente” finalizzata a disperdere le garanzie patrimoniali a tutela dei creditori.
In particolare, la cessione di quattro fabbricati a La Morra effettuata a marzo 2024 in favore della moglie è qualificata nell’atto giudiziario come una “intestazione fittizia”.
Un patrimonio vincolato per oltre un milione di euro
Alla luce di questi elementi, è stato disposto il blocco dei beni di Roggero per un valore complessivo di 1,17 milioni di euro, provvedimento che risulta tuttora in vigore. Nelle motivazioni si sottolinea anche che l’importo della condanna – i 480 mila euro già fissati a titolo di provvisionali – potrebbe essere determinato in una cifra ancora più elevata nei successivi passaggi in sede civile.
Per i giudici, le operazioni patrimoniali ricostruite dalla guardia di finanza, dai bonifici alle donazioni, delineano un comportamento volto a sottrarre risorse alla garanzia dei creditori, giustificando così il mantenimento dei sequestri conservativi su conti e immobili.







