‘The Odyssey’, il finale del film e le differenze con il poema di Omero

L’adattamento di Christopher Nolan di “The Odyssey” segue da vicino il poema omerico per gran parte della storia, ma nell’atto finale compie una svolta netta. Il regista introduce infatti un epilogo molto più ambiguo e introspettivo rispetto al testo di Omero, pur mantenendo intatti personaggi e tappe principali del viaggio di Ulisse.

Il finale del film: colpa, sangue e un destino incerto

Nel film, il re greco Odysseus, interpretato da Matt Damon, dopo dieci anni di guerra e un altro decennio trascorso in mare tra ciclopi, sirene e giganti, torna finalmente a Ithaca. Rientra però sotto mentite spoglie, travestito da mendicante consumato dalla fatica, deciso a riprendersi il trono occupato da decine di pretendenti che da anni assediano la moglie Penelope, interpretata da Anne Hathaway.

Il figlio ormai adulto, Telemachus (Tom Holland), comincia gradualmente a riconoscere il padre, mentre Penelope resta ignara della sua vera identità. Un flashback gelido del saccheggio di Troy mostra il trauma che perseguita Odysseus: il re racconta di non riuscire più a sentirsi davvero a casa dopo gli orrori che ha provocato e visto, compresi stupri, omicidi e saccheggi compiuti dai suoi uomini in suo nome.

In una scena simbolica, la dea Athena (Zendaya), divinità della saggezza e della guerra e confidente del protagonista per tutto il film, viene mostrata decapitata dall’esercito di Odysseus durante la presa di Troy. Il re teme così di avere profanato persino gli dei con la propria ferocia.

Stanca dei pretendenti che hanno profanato il palazzo, Penelope propone una prova impossibile: chi riuscirà a tendere l’antico arco di Odysseus e a scagliare una freccia attraverso 12 asce otterrà la sua mano. I pretendenti, incluso il subdolo Antinous interpretato da Robert Pattinson, falliscono uno dopo l’altro. Quando il mendicante si offre di provare, supera la sfida senza sforzo, rivelando così la sua vera identità.

A quel punto Odysseus, affiancato da Telemachus, massacra tutti i pretendenti in un combattimento serrato. Lo scontro, però, lo lascia gravemente ferito. Sanguinante, confida a Penelope il desiderio di viaggiare verso ovest per onorare i compagni caduti.

Il film si chiude con Telemachus sul trono di Ithaca, mentre il padre e la madre salpano verso l’oceano aperto, guardando l’orizzonte e parlando di giorni migliori. Gli ultimi istanti del film frammentano il tempo e seminano il dubbio: non è chiaro se Odysseus sia davvero riuscito a partire in un autoesilio volontario o se sia morto sul pavimento della sala del trono, trasformando quel viaggio in un sogno mai realizzato.

Il finale del poema omerico: gli dei riportano la pace

Rispetto al film, il finale dell’“Odyssey” di Omero è più lineare e apertamente ottimista, con gli dei in primo piano. Mentre Odysseus elimina i pretendenti di Penelope nella sala del trono, Athena interviene dall’alto, deviando le lance degli avversari affinché nessuna lo colpisca. Dopo aver cacciato anche i servi, uomini e donne, che lo avevano tradito, la dea “versa bellezza” sul re, rendendolo più alto e vigoroso, simile al guerriero che aveva lasciato Ithaca vent’anni prima.

Penelope inizialmente fatica a credere che quell’uomo giovane e prestante sia davvero il marito. Racconta di aver avuto a che fare, in due decenni, con “tanti uomini disonesti e astuti” e di non riuscire a capire se non sia l’ennesimo pretendente intenzionato a ingannarla. Solo dopo una notte di ricordi condivisi e intimità, il dubbio si dissolve e la coppia ritrova il proprio legame.

La minaccia di una nuova guerra, però, incombe: le famiglie dei pretendenti uccisi si radunano per vendicarsi. Preoccupata, Athena si rivolge a Zeus per chiedere come procedere. Il dio supremo le risponde che Odysseus ha già punito i pretendenti e che ora si deve giurare che sarà re per sempre, facendo dimenticare gli omicidi di fratelli e figli e riportando amicizia, pace e prosperità tra tutti.

Athena ordina quindi a Odysseus e ai suoi uomini di deporre le armi, avvertendo che in caso contrario incorreranno nell’ira di Zeus. Il poema si chiude con il re che obbedisce con sollievo, mentre la dea, ancora sotto le sembianze del mentore, fa giurare alle parti in conflitto solenni patti di pace per il futuro.

Nolan tra speranza e cinismo: cosa cambia davvero

Parlando con USA TODAY prima dell’uscita del film, Christopher Nolan ha spiegato che la sua versione di “The Odyssey” è attraversata da un misto di speranza e cinismo sullo stato del mondo, mettendo in scena una storia in cui la storia umana appare ciclica. Il regista richiama anche una sua celebre battuta di “The Dark Knight”, secondo cui “la notte è più buia appena prima dell’alba”.

Nel confronto con il testo antico, l’elemento che più distingue il film è il peso del senso di colpa di Odysseus per le atrocità commesse durante la guerra di Troy e la conseguente impossibilità di sentirsi davvero “a casa”. L’eroe non è solo il re che riconquista il trono, ma un uomo che dubita di sé, del proprio posto nel mondo e persino del rapporto con gli dei, dopo aver visto Athena cadere sotto i colpi del suo stesso esercito.

Laddove Omero affida agli dei la ricomposizione dell’ordine – con Athena e Zeus che impongono il perdono e un futuro di pace – Nolan preferisce un epilogo aperto, in cui il destino di Odysseus resta sospeso tra la possibilità di un nuovo viaggio e l’ipotesi che tutto si sia interrotto nella sala del trono. Un finale meno “ordinato” ma coerente con lo sguardo, insieme disincantato e fiducioso, che il regista dichiara di avere sul nostro tempo.

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Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia Moretti si occupa di spettacolo, celebrità e lifestyle. Racconta le storie dei personaggi più seguiti e realizza contenuti dedicati alla casa, all'organizzazione e ai consigli pratici per la vita quotidiana.

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