Per quasi quarant’anni il tg satirico di Antonio Ricci è stato un appuntamento fisso dell’access prime time italiano, tra tormentoni, personaggi simbolo e migliaia di Tapiri d’Oro consegnati. Ora, però, la macchina di Striscia la Notizia sembra essersi fermata: dopo 38 stagioni, il programma non compare nei nuovi palinsesti Mediaset e i segnali vanno tutti nella direzione di una chiusura.
Negli ultimi giorni è arrivato un ulteriore elemento a rafforzare questa ipotesi: i profili social ufficiali della trasmissione sono stati di fatto azzerati, senza nuovi contenuti. Un silenzio che si somma all’assenza del titolo nei palinsesti autunnali e che viene letto come l’ennesimo indizio di uno stop definitivo.
I segnali della possibile chiusura
Da tempo il futuro di Striscia la Notizia era descritto come incerto. Durante la presentazione dei palinsesti Mediaset, l’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi aveva spiegato che sul programma erano ancora in corso valutazioni, lasciando aperto ogni scenario.
La pubblicazione della programmazione autunnale ha però cambiato il quadro: il tg satirico non è previsto in griglia. Parallelamente, gli account social della trasmissione – Instagram, con oltre 1,3 milioni di follower, e Facebook, con circa 1,8 milioni di seguaci – hanno smesso di aggiornarsi.
Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, dal 25 luglio la gestione di questi profili sarebbe passata direttamente a Mediaset, mentre lo storico team della trasmissione sarebbe stato mandato in ferie. Nessuna comunicazione ufficiale conferma la cancellazione, ma l’insieme di questi elementi viene interpretato come la fine di un ciclo iniziato nel 1988.
Negli ultimi anni, inoltre, il programma ha dovuto fare i conti con un calo di ascolti: la crescita di Affari Tuoi ha progressivamente eroso il pubblico della fascia, facendo perdere a Striscia la storica leadership. Il tentativo di rilancio in prima serata, con uno speciale di nove puntate tra gennaio e febbraio, non ha raggiunto i risultati auspicati e Mediaset ha deciso di non ripetere l’esperimento nella nuova stagione.
Dall’esordio del 1988 al fenomeno culturale
Era il 7 novembre 1988 quando Antonio Ricci portò su Canale 5 un format destinato a cambiare il linguaggio della tv italiana. Alla conduzione della prima puntata c’erano Gianfranco D’Angelo ed Ezio Greggio, con quest’ultimo destinato a diventare uno dei volti simbolo della trasmissione insieme a Enzo Iacchetti.
Striscia la Notizia nasceva come telegiornale satirico, ma fin da subito ha mescolato informazione, comicità e denuncia sociale in un impasto inedito per l’epoca: ritmo veloce, tono popolare e irriverente, cronaca, politica e costume trasformati in spettacolo quotidiano.
Nel corso degli anni il programma è diventato un vero fenomeno di costume: il Gabibbo, le Veline, i Tapiri d’Oro, gli stacchetti musicali e i botta e risposta dei conduttori sono entrati nell’immaginario collettivo, diventando emblemi di un’intera stagione televisiva.
Una parte decisiva dell’identità del format è stata costruita sulle inchieste e sulle segnalazioni dei cittadini. Tra i servizi più noti c’è quello su Wanna Marchi, la figlia Stefania Nobile e il Mago Do Nascimento, che contribuì a portare sotto i riflettori il mondo delle televendite e i presunti raggiri ai danni dei consumatori, poi approdati in tribunale.
Gli inviati di Striscia hanno raccontato nel tempo truffe, sprechi, abusivismo, prodotti falsificati, disservizi nella sanità, nella pubblica amministrazione e nei trasporti, facendo della tutela dei consumatori uno dei marchi di fabbrica. Volti come Valerio Staffelli – con le sue consegne del Tapiro – Jimmy Ghione, Max Laudadio, Moreno Morello e molti altri hanno contribuito a definire lo stile del programma.
Un ecosistema mediatico cambiato
Accanto al tema degli ascolti, a pesare sul destino del tg satirico c’è anche il mutamento del contesto mediatico. Molte funzioni che avevano reso Striscia la Notizia un unicum – la segnalazione di truffe, la raccolta di denunce, lo smascheramento di notizie false e disservizi – oggi vengono svolte in tempo reale dai social network, dove video e testimonianze possono diventare virali in pochi minuti.
In questo scenario profondamente trasformato, il programma ha progressivamente perso parte della sua unicità. Mentre si attende un’eventuale comunicazione ufficiale, l’assenza dai palinsesti e il silenzio sui social restano, al momento, gli indizi più concreti della fine di una delle esperienze televisive più longeve della tv commerciale italiana.







