Epatite A, nel Lazio impennata di casi nei primi mesi del 2026

Le epatiti virali tornano a preoccupare il Lazio, dove nei primi mesi del 2026 sono stati segnalati 120 casi di epatite A, a fronte dei 150 registrati in tutto il 2025. Il quadro emerge dai dati del Servizio regionale per l’Epidemiologia, sorveglianza e controllo delle malattie infettive (Seresmi) dell’Inmi Spallanzani, che collega l’aumento soprattutto a episodi di trasmissione alimentare e interpersonale, con focolai legati al consumo di cibi contaminati.

L’aggiornamento arriva in concomitanza con la Giornata mondiale contro le epatiti, che si celebra oggi, martedì 28 luglio, e si inserisce in un trend di crescita anche a livello nazionale: secondo il sistema di sorveglianza Seieva, coordinato dall’Istituto superiore di Sanità, i casi di epatite A in Italia sono passati da 126 nel 2021 a 631 nel 2025.

Il ruolo dello Spallanzani nella gestione delle epatiti

All’interno dell’Inmi Spallanzani, l’Unità operativa complessa Malattie infettive ed epatologia, diretta da Gianpiero D’Offizi, è indicata come punto di riferimento regionale per l’assistenza ai pazienti con malattie del fegato, sia acute sia croniche. L’unità integra attività clinica, ricerca, prevenzione e interventi sul territorio.

Nella struttura viene garantita la stabilizzazione dei pazienti con grave insufficienza epatica acuta e la rapida valutazione per l’eventuale inserimento nel percorso di trapianto. Lo stesso reparto è inoltre descritto come il centro regionale che segue il maggior numero di persone affette da epatiti croniche B e C.

D’Offizi sottolinea come “negli ultimi decenni abbiamo assistito a una vera rivoluzione nella gestione delle epatiti virali”, evidenziando che la sfida attuale è individuare rapidamente chi ha un’infezione cronica del fegato senza saperlo e avviarlo subito alle cure.

Screening di prossimità e “linkage to care”

Un pilastro dell’attività dello Spallanzani è rappresentato dai programmi di screening per le epatiti virali, organizzati con modelli di prossimità pensati anche per le fasce di popolazione più difficili da raggiungere. Le iniziative sul territorio prevedono l’uso di test rapidi e attività nei cosiddetti “point of care”, strumenti che permettono di far emergere precocemente le infezioni non diagnosticate e facilitare l’accesso ai trattamenti.

Il modello adottato è quello del “linkage to care”: non ci si limita all’identificazione dell’infezione, ma una diagnosi positiva viene subito collegata alla presa in carico specialistica, alla valutazione clinica e all’avvio della terapia. Obiettivo dichiarato è tutelare la salute del singolo paziente e, allo stesso tempo, interrompere la catena di trasmissione del virus.

Per D’Offizi, la storia dello Spallanzani dimostra come la ricerca scientifica, integrata con assistenza e prevenzione sul territorio, possa modificare il decorso delle malattie infettive. Il direttore richiama l’importanza di continuare a investire nella cultura della prevenzione, nell’accesso ai test e nella fiducia nella scienza per arrivare all’eliminazione delle epatiti virali come problema di salute pubblica.

La Giornata mondiale delle epatiti viene indicata come un momento per ricordare che, grazie a vaccinazioni, strumenti di screening, diagnosi precoce e terapie innovative, l’obiettivo di ridurre le epatiti virali come minaccia per la salute pubblica è oggi considerato una prospettiva concreta, che richiede però un impegno costante da parte delle istituzioni sanitarie e della comunità scientifica.

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Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia Moretti si occupa di spettacolo, celebrità e lifestyle. Racconta le storie dei personaggi più seguiti e realizza contenuti dedicati alla casa, all'organizzazione e ai consigli pratici per la vita quotidiana.

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