Massimo Ceccherini aveva accumulato circa 1.400.000 euro di debiti legati alla dipendenza dal gioco d’azzardo. Il tribunale di Firenze ha approvato un piano di rientro straordinario, reso possibile dall’intervento di un amico che ha versato 300.000 euro per coprire una parte consistente dell’esposizione verso creditori e fisco. Il resto dell’importo potrà essere saldato dall’attore attraverso rate mensili da 500 euro.
Secondo quanto emerge dal provvedimento, il giudice avrebbe anche tenuto conto della fragilità personale di Ceccherini, che da tempo ha intrapreso un percorso di cura per il disturbo da gioco d’azzardo diagnosticatogli.
L’assegno dell’amico “benefattore” e il piano di rientro
A consentire l’omologazione del piano è stato l’intervento di un amico di Ceccherini, descritto come un benefattore, che ha messo a disposizione un assegno da 300.000 euro. Questa somma ha permesso di ridurre il debito complessivo, aprendo la strada a un accordo con i creditori e con l’Agenzia delle Entrate.
Dopo questa iniezione di liquidità, il tribunale di Firenze ha riconosciuto la validità di un piano di rientro “agevolato”, che prevede per Ceccherini il pagamento del residuo debito – pari a 1,4 milioni meno i 300 mila già versati dall’amico – tramite piccole rate da 500 euro al mese.
Il meccanismo adottato rientra nella procedura di “concordato minore con assuntore”, uno strumento pensato per affrontare situazioni di sovraindebitamento attraverso una proposta che garantisca comunque i creditori.
L’ipotesi sull’identità dell’amico e la smentita di Matteo Garrone
Resta ignota l’identità dell’amico che ha aiutato l’attore. Il Corriere Fiorentino ha avanzato un’ipotesi, indicando come possibile benefattore il regista Matteo Garrone, con il quale Ceccherini ha collaborato in più occasioni cinematografiche. L’ipotesi nascerebbe, si legge, da elementi contenuti nei documenti del tribunale.
Interpellato sulla vicenda, però, Garrone ha smentito di essere lui l’autore dell’assegno, liquidando la ricostruzione con la frase: “Ci sarà stato un errore”.
Le motivazioni del giudice e il concordato minore con assuntore
Il caso è stato esaminato dal giudice Christian Soscia del tribunale di Firenze, che ha valutato la situazione debitoria di Ceccherini e il suo percorso personale. Nel provvedimento, un ruolo centrale viene attribuito al riconoscimento da parte dell’attore della propria vulnerabilità e all’avvio, già da tempo, di un cammino terapeutico per affrontare il disturbo da gioco d’azzardo.
Il giudice ha inoltre ritenuto che Ceccherini non agisse in malafede e non avesse intenzione di frodare i creditori, escludendo quindi una colpa grave. L’origine del debito viene collegata alla crisi legata alla patologia, documentata clinicamente, che avrebbe inciso sulla sua capacità di autodeterminarsi nelle scelte economiche e finanziarie.
La decisione si inquadra nella procedura di concordato minore, che si sviluppa in tre passaggi:
1. proposta del debitore, che sottopone un piano di ristrutturazione del debito;
2. approvazione dei creditori, che rappresentino la maggioranza dei crediti;
3. intervento del tribunale, chiamato a valutare e omologare l’accordo.
Nel caso specifico si parla di concordato minore “con assuntore”: con questo termine si indica un soggetto terzo che si impegna a versare parte delle somme o a mettere a disposizione beni necessari per soddisfare, almeno in parte, le pretese dei creditori. È proprio il ruolo svolto dall’amico di Ceccherini, con il suo assegno da 300.000 euro, ad aver consentito all’attore di superare questa fase cruciale della procedura.







