All’Eolie Music Fest non esistono barriere: al calare del sole il tratto di mare tra Capo d’Orlando e le Eolie diventa un anfiteatro naturale e il pubblico segue i concerti galleggiando. Dal 17 al 19 luglio, il festival diretto da Samuel Romano ha trasformato queste acque in uno dei palcoscenici più particolari dell’estate italiana, con barche di ogni tipo che si radunano attorno al caicco dove si esibiscono gli artisti.
Gommoni, motoscafi, barche a vela, famiglie in vacanza e fan si avvicinano lentamente all’imbarcazione principale. Una volta gettata l’àncora, il motore si spegne, ci si sistema a prua, si alzano i calici in attesa che inizi la musica. Le onde entrano a far parte del suono, i momenti di pausa tra un brano e l’altro sono riempiti solo dall’acqua che sfiora gli scafi, e persino gli applausi assumono un ritmo diverso.
Un festival per imparare a rallentare
L’Eolie Music Fest non è solo un cartellone di concerti, ma anche un invito a cambiare passo. Le giornate scorrono tra Lipari, Salina e le altre isole, tra piccoli hotel e ristoranti che raccontano la tradizione gastronomica eoliana, fatta di capperi, pesce appena pescato e granite, con soste pensate per prendersi il proprio tempo.
Nel tardo pomeriggio si torna in mare: è il momento in cui la comunità si ricompone, unendo chi alle Eolie vive tutto l’anno e chi le visita per la prima volta. Il concerto diventa il punto di incontro di queste presenze diverse, tutte raccolte intorno allo stesso specchio d’acqua.
La line-up di quest’anno ha confermato l’anima trasversale del progetto. A Capo d’Orlando si sono alternati Aiello e Shablo con il suo Jazz Project, affiancato da Joshua, Mimì e Tormento. Al largo di Salina è stata invece la volta di Gaia e Mannarino. A legare le serate, i DJ set di Andro insieme allo stesso Samuel Romano, padrone di casa e motore del festival.
Brunori Sas e il concerto simbolo del mare
Tra gli appuntamenti più attesi di questa edizione c’è stato il live di Brunori Sas, considerato quello che più di tutti ha incarnato lo spirito dell’Eolie Music Fest. Prima di lui sono saliti sul palco galleggiante Maria Antonietta e Colombre, preparando il pubblico all’ingresso del cantautore, che si è presentato senza effetti speciali, affidandosi unicamente alle proprie canzoni.
Brunori è rimasto fedele alla sua cifra abituale: ha scherzato con chi lo ascoltava, ha alleggerito i passaggi più intensi con l’ironia che caratterizza i suoi concerti, ma ha lasciato anche spazio all’emozione. Più volte si è fermato a guardare il mare davanti a sé, come per assorbire fino in fondo un contesto fuori dall’ordinario. Se il mare è stato cantato da generazioni di artisti, esibirsi letteralmente in mezzo all’acqua è un’esperienza completamente diversa, suggerisce il racconto del festival.
Il coinvolgimento è arrivato fino alle decine di imbarcazioni ferme tutt’intorno, raccolte in un silenzio che vale quasi quanto gli applausi. Quando Brunori ha intonato La vita com’è, con il sole già sceso dietro l’isola di Salina, centinaia di persone hanno iniziato a cantare all’unisono dalle barche.
Le isole come parte dello spettacolo
Forse è qui che si concentra il fascino particolare dell’Eolie Music Fest: le isole non fanno solo da cornice, ma entrano a pieno titolo nello spettacolo. Per tre giorni il mare smette di essere una distanza da colmare e diventa il luogo condiviso in cui ci si ritrova semplicemente per ascoltare una canzone.
Quando le barche fanno rotta verso il porto e le luci si riflettono sull’acqua, non resta solo il ricordo di un live. Rimane la sensazione di aver partecipato a qualcosa che difficilmente potrebbe ripetersi altrove, in un equilibrio unico tra musica, mare e lentezza.







