In Australia l’attività fisica non è un semplice passatempo, ma un pezzo strutturale della vita quotidiana. Lo si capisce già a Perth, 2,5 milioni di abitanti sulla costa occidentale, dove all’ingresso di un noto hotel un grande monitor digitale invita gli ospiti a scegliere il proprio percorso di corsa lungo la baia: tre itinerari, contrassegnati da pulsanti verde, giallo e rosso, con diversi livelli di difficoltà e un’app dedicata per seguirli in tempo reale. «È molto utile, qui corrono quasi tutti», commenta un ragazzo segnandosi il tragitto per l’indomani.
La conferma arriva poche ore dopo, all’alba: per le strade della capitale del Western Australia si incrociano runner, camminatori veloci, persone con il tappetino da yoga sotto il braccio o un pallone infilato nello zaino. Sui cartelloni campeggiano gli annunci del tour estivo che, a fine luglio, porterà a Perth alcuni top club europei, tra cui Milan, Inter, Juventus e Palermo, con grandi amichevoli all’Optus Stadium, incluso il derby della Madonnina. Un segnale chiaro dell’investimento delle autorità locali anche sul calcio internazionale.
Il calcio che cresce e i grandi sport nazionali
Il cosiddetto “soccer” è, numeri alla mano, lo sport di squadra più praticato nel Paese. Secondo il National Participation Report 2025, conta oltre 1,93 milioni di partecipanti registrati tra adulti e bambini, compresi i giovanissimi coinvolti in club, programmi scolastici, futsal e iniziative inclusive. Il calcio è percepito come strumento di coesione tra comunità diverse, grazie a un’identità condivisa.
I risultati si vedono anche in nazionale: la selezione maschile, i Socceroos, ha centrato la qualificazione agli ultimi sei Mondiali, arrivando due volte agli ottavi di finale. La squadra femminile, le Matildas, nell’ultima Coppa del Mondo giocata proprio in Australia ha raggiunto la semifinale. A Perth, intanto, nei prati cittadini non mancano le partitelle improvvisate.
Il tempo non consente di assistere a una gara del Perth Glory, club guidato dal patron italo-australiano Rosario Pelligra (che è anche presidente del Catania FC). C’è però modo di imbattersi nei tifosi dei West Coast Eagles, con le loro sciarpe gialloblù. È l’occasione per scoprire un altro pilastro dello sport australiano: il football australiano. Si gioca su un campo ovale simile a quello da cricket, con quattro pali per lato e un pallone ovale che va calciato tra i pali per segnare. Una disciplina che mescola elementi di calcio e rugby ma con un regolamento autonomo, quasi sconosciuta in Europa eppure, in patria, lo sport più seguito dal vivo, ai vertici anche negli ascolti televisivi insieme a rugby e cricket.
In estrema sintesi, il panorama sportivo australiano include due eventi di richiamo globale – gli Australian Open di tennis e il Gran Premio di Formula 1 che apre la stagione, entrambi a Melbourne – oltre a una nazionale di cricket sei volte campione del mondo, i Wallabies del rugby con due titoli iridati, il football australiano, il netball (lo sport di squadra femminile più praticato), il surf come icona della cultura costiera e un calcio in forte espansione.
Dalle onde di Margaret River a Bondi Beach
Il surf è l’altro simbolo indissolubilmente legato all’immaginario australiano. Per toccarlo con mano si scende a Margaret River, circa 250 chilometri a sud di Perth, dove si disputano le finali della tappa WSL del campionato mondiale di surf professionistico. La scena è quella di una grande arena naturale: pubblico tra spiaggia, scogliere e tendoni hospitality, occhi puntati sulle evoluzioni dei campioni, incluso l’azzurro Leonardo Fioravanti, nuovo numero uno del ranking.
«Qui l’attività fisica è anche contatto con la natura», spiega Andrew, guida di Cape to Cape Explorer Tours, surfista nel tempo libero. Con lui si percorre un tratto di hiking lungo la costa frastagliata, tra sterrati e arbusti, passando davanti a piccole baie dove persone di ogni età affrontano onde enormi. Per chi non se la sente di sfidare i marosi, le alternative non mancano: camminate sportive, kayak risalendo il tranquillo fiume Margaret dalla foce di Rivermouth, snorkeling sul reef, oppure una pedalata in fat bike nella foresta di karri – l’imponente eucalipto dal legno rosso-dorato – fino all’oceano.
A fare da guida in questa sorta di mondo sospeso è Jaydn, fondatore di Margaret River Adventure Co., che tra i sentieri indica i punti dove è facile imbattersi nei canguri. Il rumore dei balzi tradisce la presenza degli animali, che spuntano tra i cespugli prima di lasciare di nuovo la scena al paesaggio costiero, con rocce levigate che sembrano scolpite da un artista: la natura.
Il viaggio prosegue dall’altra parte del continente, a Sydney. Qui, una mattinata perfetta per principianti a Bondi Beach – onde lunghe e morbide – diventa occasione per una lezione con Lars e Ashley di Let’s go surfing. Un rapido ripasso teorico sulla sabbia e poi subito in acqua, in uno scenario reso celebre da film e serie. In mare ci sono turisti, allievi delle scuole di surf e persone che sfruttano la pausa pranzo per un’uscita: in Australia l’esercizio fisico è considerato una naturale prosecuzione della giornata di lavoro. Non mancano strutture dedicate: palestre, piscine come l’Ian Thorpe Aquatic Center, intitolato al leggendario nuotatore, e spazi verdi curati per ogni tipo di sport.
Sydney tra camminate costiere, running club e vela in baia
Per capire davvero quanto lo sport sia integrato nel tessuto urbano basta seguire la Bondi to Coogee Coastal Walk, un sentiero panoramico di circa 6 km che collega alcune delle spiagge più note della città. Lungo il percorso si incontrano Tamarama Beach e Bronte Beach, con campi di beach volley, foot volley e beach tennis, prati allestiti per il gioco e persino un elegante centro bocce affacciato sul mare. C’è chi pedala, chi corre, chi usa le postazioni per gli esercizi condividendo gli attrezzi.
Un’atmosfera simile si respira a Manly Beach, altra icona balneare di Sydney, dove sul lungomare dominano i pattini. Per una sessione di corsa più “urbana” si torna in centro, unendosi a uno dei numerosi running club che animano la città anche nel giorno della mezza maratona: da Hyde Park si costeggia il Royal Botanic Garden, si sfiora la sagoma dell’Opera House e si attraversa l’Harbour Bridge fino a Kirribilli, insieme a centinaia di partecipanti.
L’ultimo capitolo del viaggio sportivo è in baia, con un’uscita in barca a vela organizzata da Sydney by Sail. Si parte dal molo davanti al Museo Marittimo per toccare Milson Point, Pinchgut Island, McKell Park, Milk Beach e Rose Bay, dove si incrocia una regata. A bordo si alternano nozioni di base, momenti di relax e divertimento puro. Al rientro, mentre il sole cala e i windsurf dotati di foil sfrecciano sull’acqua, torna alla mente il ruolo che lo sport ha nell’identità nazionale australiana.
Chi visita il Paese e vuole avvicinarsi davvero allo spirito “Aussie” è chiamato a mettersi in gioco, inserendo nella propria giornata almeno una pedalata, una corsa o una camminata. Le possibilità, quasi tutte all’aria aperta, sembrano infinite e confermano il legame profondo tra popolazione e ambiente naturale.
Non è un caso che l’Australia, già sede dei Giochi Olimpici di Melbourne 1956 e Sydney 2000, si prepari a ospitare una terza edizione a Brisbane 2032. Una scelta che riflette uno stile di vita in cui, oggi più che settant’anni fa, lo sport è davvero “di tutti”.







