Da oltre venticinque anni Michelangelo Tommaso è uno dei volti simbolo di Un posto al sole, dove interpreta Filippo Sartori. Eppure, dietro un’esistenza che dall’esterno può sembrare lineare, l’attore si descrive come «una persona molto inquieta». Al BCT – Festival della Televisione e del Cinema di Benevento, dove è intervenuto insieme ad altri colleghi della soap, ha raccontato il suo percorso personale, il rapporto con il lavoro, la paternità e il matrimonio con l’ex collega Samanta Piccinetti.
«Un posto al sole» come ancora e la sfida con se stesso
Tommaso spiega di aver sempre percepito dentro di sé un forte tormento, tanto da mettersi continuamente in discussione: «Avevo bisogno di capire il perché: sono andato a fondo, ho scandagliato l’abisso del mio oceano e, anche se non sono sicuro di aver trovato tutto, ho capito di essere una persona con delle forti inquietudini».
Oggi si sente in una fase «più matura» della vita: ha superato i 45 anni e una delle sue due figlie sta per iniziare le scuole medie. È un periodo di bilanci e di ricerca di qualcosa di nuovo, che però ammette di non avere ancora messo a fuoco. Per questo sta seguendo percorsi di approfondimento su se stesso e «tanta terapia», perché continua a porsi domande su di sé e sugli altri.
Il lavoro interiore non è recente: «Ho cominciato tanti anni fa: sono sempre stato una persona molto inquieta», ribadisce. Le sue difficoltà, racconta, non si sono mai riversate sugli altri, ma su di lui: spesso si è sabotato, sia sul piano professionale che nei rapporti umani, evitando di buttarsi nelle situazioni. Collega questo atteggiamento a «una sorta di sindrome dell’impostore» con cui dice di confrontarsi da troppo tempo.
In questo quadro, Un posto al sole è diventato un appoggio fondamentale: «È un binario costante della mia vita e, viste le mie oscillazioni, è una grande fortuna perché mi dà tranquillità». Entrato sul set a 21 anni, oggi che ne ha 46 guarda a quel quarto di secolo come a «tante vite» vissute. Riconosce che lavorare così a lungo allo stesso prodotto può essere ripetitivo, ma sottolinea come cambino gli “ingredienti” intorno: la vita personale, il contesto, i fattori che portano alla messa in onda. Ed è proprio questo continuo mutare che gli consente di rinnovarsi. Ci sono giorni, aggiunge, in cui si sente particolarmente grato di avere qualcosa che lo «fa sentire ancorato» e gli offre la continuità di cui avverte il bisogno.
Paternità severa, tecnologia e vita di coppia con Samanta Piccinetti
Accanto al lavoro, per Tommaso un ruolo centrale è quello di padre. Ha due bambine, di 6 e 11 anni, e racconta che, secondo loro, è «molto severo». La sua preoccupazione principale riguarda il rapporto con la tecnologia: «È facilissimo perdere il contatto con i figli perché c’è sempre qualcosa di tecnologico che te li porta via». Se un genitore non segue da vicino i figli, spiega, in pochi secondi un dispositivo può catturarli senza che ci si accorga di nulla, creando dipendenza e bisogno.
Per questo, insieme alla moglie Samanta Piccinetti, cerca quotidianamente di riportare le figlie a «un’esistenza più analogica e meno digitale», pur riconoscendo che non è semplice e che tutto si gioca sull’equilibrio. Le bambine, ammette, non sono sempre entusiaste di questi tentativi, ma alla fine li accettano. La strategia della coppia è coinvolgerle in attività non troppo “dichiarate”: costruzioni con i Lego, disegno, lavori manuali, uscite.
Un esempio recente è lo stage di danza a cui ha «costretto» la figlia maggiore a partecipare, presentandolo come una vacanza organizzata con alcune amiche: alla fine, racconta, la bambina si è dimostrata «abbastanza contenta».
Dal set di Un posto al sole è nato anche il suo matrimonio: Tommaso è infatti sposato con l’ex collega di soap Samanta Piccinetti. Alla domanda sul rischio che la vita di coppia diventi ripetitiva, risponde che non arriva mai a rotture, ma preferisce «rinnovare quello che succede dentro» perché le persone sono in continua evoluzione e, di conseguenza, anche i rapporti cambiano e non restano mai identici a se stessi. Per mantenere relazioni professionali e sentimentali così durature, sottolinea, servono «molta centratura e molta forza di volontà».
Dice di essere una persona che ha bisogno di sfide, ma dopo essersi «sfidato tanto» e aver «bruciato le ali come Icaro», ha imparato a essere più calmo. Oggi descrive il rapporto con Samanta così: «Siamo felici: il matrimonio tiene, ma forse in questo momento siamo molto genitori», uniti soprattutto dall’amore verso le figlie, che richiedono molte attenzioni.
Riconosce che, presi dal ruolo di madre e padre, si sono «un po’ trascurati», ma aggiunge che se ne sono accorti in tempo. Per lui è fondamentale amare le figlie, ma altrettanto importante è prendersi cura di sé stessi come individui e come coppia. Servono accettazione reciproca, nel bene e nel male, con le proprie imperfezioni, perché altrimenti «ti autodistruggi».
Paure, desiderio di pienezza e bisogno di movimento
Guardando avanti, Michelangelo Tommaso confida di avere paura di «non fare quello che voglio in tanti campi: nel lavoro e nella vita». Il suo desiderio è riuscire a vivere un’esistenza «nella totale pienezza», obiettivo per cui ritiene che la leggerezza sia un aiuto prezioso.
Rispetto al passato, dice di lanciarsi di più: oggi si muove di più, perché è convinto che «il movimento muove sempre energie». Un approccio che si intreccia con il lungo percorso di terapia, con la solidità garantita da Un posto al sole e con la famiglia costruita insieme a Samanta Piccinetti, che per sua stessa ammissione lo ha «senz’altro aiutato» ad affrontare le sue inquietudini, pur continuando a porsi domande, da uomo e da padre.







