Guerra Usa – Iran, escalation in Medio Oriente – drone contro metaniera Usa in Egitto, Baghdad denuncia i raid di Washington e Riad

La tensione tra Stati Uniti, Iran e loro alleati continua a crescere su più fronti, dal Golfo Persico al Levante. Nelle ultime ore un drone ha colpito una metaniera statunitense nel porto egiziano di Damietta, mentre l’Iraq ha condannato duramente i bombardamenti congiunti di Usa e Arabia Saudita contro milizie filo-iraniane sul proprio territorio, parlando di «palese violazione della sovranità». Donald Trump promette una risposta «dura» contro Teheran, mentre le milizie irachene annunciano ritorsioni.

Il contesto del conflitto e i nuovi fronti di scontro

Secondo la ricostruzione, il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’operazione militare contro l’Iran in cui sarebbero stati uccisi la guida suprema Ali Khamenei e decine di dirigenti. Teheran ha reagito colpendo Israele, basi Usa nel Golfo e Paesi che le ospitano, bloccando lo Stretto di Hormuz e mobilitando Hezbollah in Libano.

Il 17 giugno Washington e Teheran hanno firmato un memorandum d’intesa in 14 punti, mentre Israele e Hezbollah hanno concordato un fragile cessate il fuoco in Libano, più volte oggetto di accuse reciproche di violazione. Il 15 luglio le parti hanno raggiunto un’intesa su un piano pilota per il ritiro delle forze israeliane (Idf) dal sud del Libano. L’8 luglio gli Usa hanno nuovamente colpito l’Iran, ma Donald Trump ha ribadito che i colloqui di pace proseguono.

L’esercito israeliano ha reso noto che sabato 25 luglio sono stati arrestati oltre 70 palestinesi e centinaia sono stati interrogati in Cisgiordania dopo giorni di raid e scontri che hanno coinvolto anche coloni israeliani.

In questo quadro, l’emittente israeliana I24, citando fonti della sicurezza, riferisce che gli Stati Uniti starebbero preparando una rappresaglia di ampia portata dopo i bombardamenti iraniani contro una base Usa in Giordania: «Gli americani si stanno organizzando per qualcosa di più grande di quanto abbiamo visto finora», avrebbe detto una fonte, sottolineando che Teheran starebbe alzando il livello dello scontro su più teatri contemporaneamente.

Attacco con drone in Egitto, Hormuz conteso e nuove sanzioni a Teheran

Un drone ha colpito una metaniera americana nel porto di Damietta, in Egitto. Lo riferisce Al Jazeera sulla base dei dati di Ambrey, società di sicurezza marittima con sede nel Regno Unito. La nave presa di mira sarebbe la Energos Winter: l’impatto ha provocato un incendio che si è esteso a un’altra imbarcazione, la Gaslog Salem. L’azione non è stata ancora rivendicata. L’operatore portuale Inchcape ha fatto sapere che le autorità locali sono intervenute rapidamente, riportando la situazione sotto controllo e spostando le navi in sicurezza fuori dal porto. Il ministero del Petrolio egiziano ha precisato su Facebook che non si registrano vittime.

Sul fronte dello Stretto di Hormuz si consuma un duro confronto verbale. Una fonte militare iraniana, citata dall’agenzia Fars, sostiene che «lo Stretto di Hormuz rimane completamente chiuso e nessuna imbarcazione è autorizzata ad attraversare» senza il via libera di Teheran, avvertendo che qualsiasi tentativo di transito ignorando gli avvertimenti sarà affrontato con una «risposta immediata e decisa». I pasdaran hanno inoltre affermato di aver «colpito e fermato» tre navi che cercavano di utilizzare una rotta diversa da quella indicata dall’Iran.

Il Comando centrale Usa (Centcom) ha replicato su X con un “fact checking”: ricorda che Hormuz è «una via navigabile internazionale» e che il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) «non ha l’autorità di imporre rotte» al traffico commerciale. Centcom aggiunge che, dall’inizio di maggio, le sue forze hanno contribuito al transito di circa 1.000 navi e 500 milioni di barili di greggio attraverso lo stretto.

Sul piano economico, il Tesoro statunitense ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran: nel mirino otto petroliere e dieci entità, sei delle quali con sede in Cina. Washington accusa Teheran di tentare di «monetizzare lo Stretto di Hormuz» per sostenere un’economia in «caduta libera» e di usare la navigazione internazionale per finanziare «terrorismo e repressione» da parte dell’Irgc. Il segretario al Tesoro Scott Bessent sottolinea che gli Usa non permetteranno all’Iran di tenere «in ostaggio il commercio globale». Un’analisi di Axios, citata, sostiene che l’inasprimento delle sanzioni potrebbe rivelarsi più efficace delle operazioni militari per indebolire il regime islamico.

Intanto la televisione di Stato iraniana riferisce di attacchi aerei Usa nel nord-ovest del Paese, nella contea di confine di Piranshahr, al confine con l’Iraq. Un funzionario della provincia dell’Azerbaigian Occidentale, citato da Fars, parla di un missile che avrebbe colpito una zona disabitata, senza provocare vittime.

Iraq tra pressioni interne e raid esterni, Trump minaccia Teheran

In Iraq la situazione è particolarmente delicata. Le Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf) – coalizione di ex gruppi paramilitari, in gran parte filo-iraniani, oggi integrate nelle forze armate – denunciano che i raid congiunti di Usa e Arabia Saudita contro loro basi in sette province hanno causato almeno 20 morti e 32 feriti, secondo un bilancio preliminare. Le Pmf parlano di combattenti «martirizzati».

La presidenza irachena, senza nominare esplicitamente Washington e Riad, condanna i bombardamenti contro le basi di Hashed al-Shaabi definendoli «un attacco inaccettabile» e una «palese violazione della sovranità irachena», che ha colpito istituzioni ufficiali del Paese. Baghdad respinge inoltre l’uso del territorio nazionale per lanciare attacchi contro Stati vicini.

Il governo iracheno, riferisce Reuters, ha precisato che solo l’esecutivo di Baghdad ha la legittimità per rispondere ai raid di Usa e Arabia Saudita, invitando tutte le fazioni interne a evitare un’escalation che trascinerebbe ulteriormente il Paese nei conflitti regionali. Il Consiglio di sicurezza nazionale si è riunito per definire un «piano di sicurezza integrato» volto a rafforzare il controllo del territorio, contrastare violazioni della sovranità e impedire a chiunque di utilizzare l’Iraq per minacciare i Paesi vicini. Il ministero degli Esteri è stato incaricato di valutare azioni legali contro i governi di Washington e Riad.

Le milizie filo-iraniane irachene definiscono però «inevitabile» una risposta ai raid e avvertono che potrebbero colpire «gli strumenti» americani in Arabia Saudita. Secondo Reuters, avrebbero concesso al governo una settimana per dimostrare di essere in grado di difendere la sovranità nazionale.

In questo clima, la visita del primo ministro iracheno Ali Al Zaidi in Arabia Saudita, prevista per il 30 luglio, è stata annullata, come confermato da un funzionario di Baghdad all’emittente «Al Araby». Il viaggio avrebbe dovuto concentrarsi, tra l’altro, sulla possibile riattivazione dell’Iraq Pipeline through Saudi Arabia (Ipsa), oleodotto di circa 1.568 chilometri costruito negli anni Ottanta per offrire a Baghdad un’alternativa di esportazione rispetto al Golfo Persico, chiuso dal 1990 e poi confiscato da Riad.

Sul fronte politico statunitense, il presidente Donald Trump ha reagito ai raid iraniani contro obiettivi americani promettendo, in un’intervista a Fox, che gli Usa «colpiranno l’Iran duramente». Ha anche sottolineato che i recenti attacchi americani e sauditi sono stati condotti «in coordinamento con il governo iracheno». Allo stesso tempo, Trump non esclude la via diplomatica, dichiarando che lascerà «che continuino a parlare» con riferimento ai possibili negoziati tra Washington e Teheran.

Yemen, Cisgiordania e Libano: le altre linee di crisi

Nel Mar Rosso il governo yemenita denuncia nuove mosse dei ribelli Houthi. Il ministro dell’Informazione Moammar al-Eryani, parlando all’Afp, afferma che la milizia, sotto la guida dell’Iran, starebbe lavorando alla creazione di un sistema di tariffe per le navi in transito nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandeb, definendo l’iniziativa «una pericolosa escalation» che trasformerebbe uno dei corridoi marittimi più strategici al mondo in una fonte permanente di finanziamento per attività militari e terroristiche.

In Cisgiordania, il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, intervenendo alla riunione dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati alla Farnesina, esprime «ferma condanna» per le violenze dei coloni israeliani contro i civili palestinesi. L’Italia, sottolinea, si oppone a ogni espansione degli insediamenti e a ipotesi di annessione, ritenendo che tali mosse mettano a rischio la soluzione dei due Stati. Tajani ribadisce che solo il reciproco riconoscimento di diritti, dignità e sicurezza di israeliani e palestinesi può creare le condizioni per una «pace autentica» e che il futuro Stato palestinese dovrà sorgere accanto a Israele, la cui sicurezza deve essere garantita.

Sul fronte libanese, l’esercito israeliano riferisce che le Idf hanno fatto esplodere un centro di comando sotterraneo di Hezbollah nel villaggio di Haddatha, nel sud del Libano, all’interno della cosiddetta «zona di sicurezza» dove sono ancora presenti truppe israeliane. Il tunnel, costruito sotto una fabbrica di materiali edili a circa 300 metri da una postazione Unifil, era lungo 55 metri e articolato in tre stanze, usate – secondo il portavoce militare – come centro di comando. I soldati hanno inoltre individuato una fossa sotterranea collegata al tunnel con «decine di armi», immagini delle quali sono state diffuse sui canali social dell’Idf.

Sul piano diplomatico, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato a Washington il vicepresidente Usa JD Vance alla Blair House e ha in agenda un colloquio con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Vance, che recentemente ha espresso posizioni critiche verso Israele, era presente anche all’incontro tra Netanyahu e Trump nello Studio Ovale. Il premier israeliano ha definito l’alleanza con il presidente americano «un muro di granito».

Infine, sul fronte interno statunitense, Reuters riferisce che parte dei militari Usa schierati in Medio Oriente potrebbe essere chiamata a consegnare i telefoni cellulari. In una lettera del 28 luglio, l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, avverte che l’Iran sfrutta in tempo quasi reale le informazioni disponibili sui social e nelle notizie – comprese immagini e video girati dai soldati – per valutare gli effetti dei propri attacchi, con un «costo in vite» tra militari americani e civili nei Paesi del Golfo. Cooper chiede di rafforzare l’attenzione sulla sicurezza operativa. Secondo le fonti citate, la misura è già in vigore per alcuni reparti in Giordania e si valuta di estenderla all’intera regione.

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Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia Moretti si occupa di spettacolo, celebrità e lifestyle. Racconta le storie dei personaggi più seguiti e realizza contenuti dedicati alla casa, all'organizzazione e ai consigli pratici per la vita quotidiana.

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