Bologna si è svegliata sconvolta dopo la notte di violenza esplosa in centro in seguito alla morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro. La manifestazione convocata dal sindaco Matteo Lepore in nome della «solidarietà e verità» si è conclusa con durissimi scontri tra gruppi antagonisti e forze dell’ordine, auto incendiate, barricate e devastazioni nel cuore della città.
Dalla morte di Fakir alla guerriglia in centro
Secondo quanto ricostruito, Fakir è morto mentre era sottoposto a un fermo di polizia: il caso, ripreso in video e rilanciato anche dal New York Times con il parallelo «come George Floyd», ha acceso la protesta in città.
Il presidio lanciato da Lepore si è svolto inizialmente in modo partecipato e senza incidenti. La tensione è esplosa quando un gruppo di antagonisti dei centri sociali e dei collettivi ha lasciato la piazza muovendosi verso Questura e Prefettura, cercando il contatto con i reparti in tenuta antisommossa.
Per ore il centro storico è stato teatro di una vera e propria guerriglia urbana: come descrive l’Associazione nazionale funzionari di polizia, in una nota firmata dal segretario Enzo Letizia, ci sono stati ripetuti lanci di pietre, bottiglie, petardi e altri oggetti contro gli agenti, barricate improvvisate, incendi e danneggiamenti, con interventi continui di idranti e lacrimogeni per ristabilire l’ordine pubblico.
Le strade attorno al Comune, in particolare via Venezian e via Ugo Bassi, si sono trasformate in un campo di battaglia. Solo verso l’una di notte la situazione è rientrata, con un piccolo gruppo di attivisti rimasto in presidio davanti alla Questura fino al rilascio di alcuni manifestanti portati negli uffici di piazza Galileo Galilei.
Durante la serata, riferisce il 118, undici persone hanno avuto bisogno di cure: quattro manifestanti e cinque poliziotti sono stati medicati sul posto, mentre un altro agente è stato trasferito all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola, entrambi con ferite lievi. I vigili del fuoco sono intervenuti in via Monte Grappa per un fumogeno che ha innescato un principio d’incendio in una corte interna.
Le reazioni politiche e delle forze dell’ordine contro Lepore
La notte di scontri ha innescato un durissimo attacco politico al sindaco di Bologna.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, su X ha chiesto le dimissioni di Lepore, accompagnando il messaggio «A casa. Lui e il Pd» con un fotomontaggio in cui il volto del sindaco è affiancato alla scritta: «Il sindaco un irresponsabile. Adesso deve dimettersi».
Molto critico anche il Sap, Sindacato autonomo di polizia. Il segretario generale Stefano Paoloni parla di «devastazioni» e di oltre cinquanta feriti tra le forze dell’ordine e sostiene che Lepore debba «assumersi la piena responsabilità» di quanto accaduto. Convocare la piazza senza la certezza di poterla gestire «in modo equilibrato», aggiunge, è definito «da irresponsabili», soprattutto per chi ricopre un ruolo come quello di sindaco di una città metropolitana.
Paoloni riconosce che la vicinanza per la morte di una persona è «un sentimento indiscutibile», ma giudica «molto pericoloso» aizzare la popolazione, o una parte di essa, contro le forze dell’ordine. Il Sap esprime solidarietà ai colleghi feriti e auspica che anche Lepore non faccia differenze nella «solidarietà umana» tra chi indossa una divisa e chi no.
L’Associazione nazionale funzionari di polizia parla di «situazione gravissima» che ha messo a rischio l’incolumità di operatori, cittadini e manifestanti, arrecando «un danno profondo all’immagine di Bologna». Nella nota, oltre al cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir e alla vicinanza ai familiari, i funzionari ribadiscono la «piena fiducia» nell’operato della magistratura, che ha avviato gli accertamenti per ricostruire i fatti e verificare eventuali responsabilità.
La stessa Procura della Repubblica, ricordano i funzionari, ha già reso noto che il contesto dell’intervento di polizia era «ben più ampio» rispetto alle sole immagini circolate nelle ore successive. Per questo motivo l’associazione richiama alla prudenza, soprattutto chi ha incarichi istituzionali, sottolineando che, quando la Procura invita ad attendere l’esito degli accertamenti, la prima forma di rispetto verso famiglia, operatori coinvolti e magistratura è evitare iniziative che possano essere percepite come un «processo pubblico anticipato».
L’indagine sulla morte di Fakir e le parole del ministro Nordio
Sul decesso di Abderrahim Fakir, 42 anni (in un passaggio viene indicato come 43enne), avvenuto durante l’intervento della polizia al Pilastro mentre l’uomo, ammanettato, gridava «basta», è in corso l’indagine della magistratura. Si discute anche dello «scudo penale» per gli agenti e gli operatori sanitari intervenuti, tema richiamato tra gli aspetti oggetto di approfondimento. Il presidente della Croce Rossa di Bologna ha spiegato come sono entrati in azione i volontari, mentre le immagini dell’episodio e degli scontri sono rimbalzate all’estero, fino al New York Times.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervistato dal Corriere della Sera a proposito del video in cui Fakir urla «basta», ha ammesso che «le immagini violente sono sempre fonte di grande disagio», ma ha invitato a considerare anche le condizioni psicologiche di chi deve operare «in momenti di estrema difficoltà». Nordio ha ribadito la necessità di attendere l’esito dell’autopsia.
Alla domanda se le forze dell’ordine italiane si stiano avvicinando al modello americano dell’Ice, il Guardasigilli ha escluso il paragone: secondo lui il sistema statunitense è «molto diverso», sia per la disciplina della legittima difesa sia per le regole sull’uso delle armi da parte della polizia. Forte della sua esperienza quarantennale da pm, Nordio afferma che l’impiego delle armi da parte delle forze dell’ordine italiane è sempre stato «molto prudente».
Bologna, intanto, fa i conti con una notte di violenza che ha lasciato il centro storico ferito e un dibattito politico e istituzionale destinato a proseguire, mentre gli inquirenti lavorano per chiarire le circostanze della morte di Fakir e le responsabilità degli scontri.







