Paolo Crepet, l’allarme su figli iperprotetti e tecnologia – «Ammiriamo Sinner ma li trattiamo da bambini

Paolo Crepet torna a mettere al centro il tema dell’educazione dei giovani, criticando da un lato l’uso passivo della tecnologia, dall’altro l’iperprotezione familiare. In un’intervista rilasciata a Repubblica in occasione dell’uscita del libro Riprendersi l’anima, lo psichiatra e sociologo denuncia il rischio di crescere ragazzi poco autonomi, mentre il Paese esalta la fatica e il sacrificio di campioni come Jannik Sinner.

«L’IA ci fa scemi»: il rischio di delegare tutto alle macchine

Per Crepet, smartphone, algoritmi e intelligenza artificiale accompagnano ormai ogni momento della giornata, soprattutto quella dei più giovani, suggerendo cosa guardare, leggere, seguire e perfino quali contenuti considerare rilevanti. Il pericolo, avverte, è che questi strumenti «smettano di aiutarci e inizino a pensare al posto nostro».

Da qui la sua frase volutamente provocatoria: «L’IA ci fa scemi». Non si tratta, precisa, di un rifiuto della tecnologia in sé, ma di un monito contro un uso passivo e inconsapevole, che abitua a ricevere solo risposte immediate, senza porsi domande né cercare alternative.

Secondo Crepet, affidare agli algoritmi le proprie scelte significa rinunciare progressivamente a curiosità, spirito critico e autonomia. A questo si aggiunge il fenomeno dello “scroll infinito”: quel gesto automatico che può tenere lo sguardo fisso sullo schermo per ore, sottraendo tempo a relazioni in presenza, conversazioni, momenti di noia creativa e esperienze concrete.

Nella stessa scia si colloca la sua critica alla sovraesposizione digitale: lo psichiatra arriva a evocare, per paradosso, l’idea di una telecamera inserita nel feto per condividere online le immagini del nascituro. Un’esagerazione che, nella sua lettura, serve a denunciare la tendenza a pubblicare ogni istante della propria vita.

Crepet teme anche una crescente delega di attività umane alle macchine, fino a chiedersi se davvero vogliamo scuole, ospedali e competizioni sportive gestiti dai robot, scenario che definisce come una possibile “monarchia digitale”.

Comodità, controllo e figli «portati come pacchi Amazon»

Il ragionamento dello psichiatra non si ferma alla tecnologia. Nella sua analisi, anche certe abitudini quotidiane e modelli educativi contribuiscono a ridurre l’autonomia dei ragazzi.

Tra le sue provocazioni c’è la proposta di vietare il cibo a domicilio ai minori di 35 anni, per contrastare una comodità che, a suo dire, può sfociare in immobilismo. Sul fronte dei telefoni cellulari ai minori, di fronte all’ipotesi di proibirli prima dei 16 anni, Crepet risponde ironicamente invocando un «divieto di stupidità generale».

Lo psichiatra punta il dito anche contro i genitori che accompagnano e controllano costantemente i figli, intervenendo per rimuovere ogni ostacolo. Li descrive con un’immagine forte, parlando di ragazzi portati a scuola «come pacchi Amazon». Per lui, questa iperprotezione trasmette un messaggio di sfiducia: se un giovane non viene mai lasciato libero di sbagliare, farà fatica a imparare a gestire frustrazioni e limiti personali.

Crepet collega proprio la difficoltà ad accettare rifiuti e fallimenti ad alcune forme di aggressività giovanile. Evitare qualsiasi problema durante la crescita, sostiene, non elimina il disagio, ma rischia di renderlo più complesso da affrontare in futuro.

Sinner, Alcaraz e il valore educativo della fatica

In questo quadro si inserisce il paragone con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Crepet osserva che milioni di persone, sedute sul divano, ammirano due atleti che conoscono bene sacrificio, disciplina e rinunce, ma poi trattano i propri figli come se non fossero mai pronti a cavarsela da soli, arrivando – dice – a “pulire loro il naso a 20 anni”.

Il caso Sinner diventa per lui esemplare anche per un altro motivo: l’idea che l’impegno includa pure la capacità di fermarsi. Dopo il secondo successo consecutivo a Wimbledon, il tennista italiano ha infatti rinunciato al Masters 1000 di Montreal per tutelare la propria salute, decisione presa insieme al suo team.

Per Crepet, educare alla fatica non equivale a imporre sofferenza, ma a insegnare a valutare le scelte, riconoscere i propri limiti e assumersi responsabilità. Sono competenze che, sottolinea, si costruiscono solo attraverso esperienze reali, non evitando ogni difficoltà.

Lo psichiatra delinea così il modello di giovani pronti a osare, viaggiare, cercare lavoro lontano da casa o affrontare imprese complesse. L’autonomia, nella sua visione, nasce dalla fiducia ricevuta e dalla possibilità concreta di mettersi alla prova.

In chiusura, Crepet paragona l’anima a un orto da coltivare: relazioni, sensibilità, pensiero critico e coraggio non crescono da soli, ma richiedono cura, esercizio e libertà.

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Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia Moretti si occupa di spettacolo, celebrità e lifestyle. Racconta le storie dei personaggi più seguiti e realizza contenuti dedicati alla casa, all'organizzazione e ai consigli pratici per la vita quotidiana.

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