Perché Hollywood sta lasciando scoperta la Mostra del cinema di Venezia

Nel cartellone della prossima Mostra del cinema di Venezia, illustrato dal direttore artistico Alberto Barbera, compare un solo film targato da una major hollywoodiana: Wild Horse Nine di Martin McDonagh, in concorso, che negli Stati Uniti sarà distribuito da Searchlight Pictures, etichetta d’autore di Disney, insieme a Blueprint Pictures e Film4. McDonagh è di casa al Lido: con Tre manifesti a Ebbing, Missouri nel 2017 era partito da Venezia con il premio per la sceneggiatura per poi vincere due Oscar; nel 2022 Gli spiriti dell’isola aveva conquistato Coppa Volpi per Colin Farrell e ancora il premio per la sceneggiatura, arrivando a nove candidature agli Academy.

L’unico titolo di studio in gara, insomma, arriva da un autore che frequenta il festival da nove anni. Ma il resto di Hollywood dov’è? La domanda è la stessa che aveva già accompagnato l’ultimo Cannes, anch’esso quasi privo di produzioni delle grandi case americane.

I titoli mancati e la presenza “a rischio zero”

Non si tratta di una semplice impressione: diversi film dati per certi al Lido non figurano nel programma ufficiale. Non c’è Digger di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise, prodotto da Warner Bros; manca The Social Reckoning di Aaron Sorkin per Sony; e Le avventure di Cliff Booth di David Fincher, indicato come il titolo autunnale di punta di Netflix, non è arrivato pronto in tempo.

Anche Here Comes the Flood di Fernando Meirelles, thriller Netflix con Denzel Washington e Robert Pattinson, che la stampa specializzata americana a giugno considerava destinato a Venezia, non compare in selezione. Pattinson sarà comunque al festival, ma con Primetime di Lance Oppenheim, realizzato in ambito indipendente.

Quando le major compaiono nel programma, lo fanno in contesti privi di rischi per i nuovi lanci. Universal è legata al restauro di Minnie e Moskowitz, Amazon MGM Studios a quello di The Wild Angels, mentre Studiocanal è coinvolta nel recupero di Vogliamo vivere!. Sul tappeto rosso è annunciata una sola mega star hollywoodiana: George Clooney, che sfilerà per ricevere il Leone d’oro alla carriera, senza però presentare un nuovo film.

Il cambio di scenario non nasce a Venezia: già a maggio Cannes aveva inaugurato l’edizione senza nemmeno un film di major statunitense in programma, fatto che non accadeva dal 2017.

Critica, tempi di uscita e costi: perché gli studios si sfilano

Il primo fattore indicato dagli addetti ai lavori è la paura delle recensioni. Il caso-simbolo è Joker: Folie à Deux, presentato a Venezia nel 2024 e duramente bocciato dalla stampa in poche ore, con un incasso globale intorno ai 200 milioni di dollari a fronte di un budget riportato di 300. L’anno precedente Indiana Jones e il quadrante del destino aveva inaugurato Cannes con giudizi tiepidi e si era fermato a 384 milioni al botteghino, con costi di produzione di 295 milioni.

Tricia Tuttle, direttrice della Berlinale, ha spiegato all’Hollywood Reporter che esiste «nervosismo all’idea che le recensioni escano molto prima dell’uscita, e sul modo in cui film di quella scala vengono lanciati, perché c’è troppo in gioco». Ai festival, infatti, è la sala stampa a impostare il racconto di un titolo mesi prima che arrivi al grande pubblico, sottraendo controllo ai reparti marketing. Cameron Bailey, direttore del festival di Toronto, sottolinea come «la velocità della reazione nell’era dei social ha cambiato le cose»: una stroncatura può diventare virale già all’uscita dalla proiezione e accompagnare il film fino al debutto in sala.

Il secondo nodo è il calendario. Sempre secondo l’Hollywood Reporter, per un film di studio ha senso passare da un festival solo se l’uscita nelle sale segue entro una o due settimane. È lo schema adottato da Top Gun: Maverick, presentato a Cannes il 18 maggio 2022 e in sala nel mondo nove giorni dopo, e replicato per titoli come Elvis, Indiana Jones e Mission: Impossible – The Final Reckoning. Quest’anno le date non coincidono: Odissea di Christopher Nolan, per esempio, è uscito a metà luglio, un mese e mezzo prima della Mostra, e il regista tende comunque a evitare i festival.

C’è poi la questione economica. Tra voli, hotel, sicurezza e trasferte per un cast di primo piano, la partecipazione a un grande festival può valere cifre a sette zeri. Tutto questo mentre l’industria americana è nel pieno di una fase di contrazione, con una nuova grande fusione all’orizzonte tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery.

Premi senza festival e il ruolo (ancora decisivo) di Venezia

Gli studios hanno anche una prova concreta che un’altra strategia è possibile. I peccatori di Ryan Coogler e Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson hanno saltato completamente il circuito dei festival, sono usciti direttamente in sala e hanno comunque dominato la stagione dei premi: quattro Oscar il primo, sei il secondo, incluso il miglior film. Presentando la selezione di Cannes, Thierry Frémaux ha sintetizzato così la lezione appresa dalle major: «Gli studios hanno scoperto che si può far uscire un film importante senza l’aiuto di un festival di prestigio».

L’argomento opposto, però, resta valido. Venezia continua a essere un trampolino per le campagne premio: nel 2025 dal Lido sono partiti Frankenstein di Guillermo del Toro, poi vincitore agli Oscar, e Bugonia. Nello stesso anno da Cannes sono usciti A Sentimental Value di Joachim Trier e Un semplice incidente di Jafar Panahi, entrambi arrivati fino alla notte degli Academy. Il festival, insomma, funziona ancora da acceleratore, ma la direzione di quella spinta non è controllabile: dallo stesso tappeto rosso sono passati sia Frankenstein sia Joker: Folie à Deux, con esiti molto diversi.

In questo quadro, la Mostra del cinema di Venezia si prepara a un’edizione in cui il peso delle major hollywoodiane sarà ridotto al minimo, fatta eccezione per Wild Horse Nine e per qualche restauro prestigioso. Il resto del programma e della corsa agli Oscar, quest’anno, passerà soprattutto da altri percorsi produttivi e distributivi.

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Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia Moretti si occupa di spettacolo, celebrità e lifestyle. Racconta le storie dei personaggi più seguiti e realizza contenuti dedicati alla casa, all'organizzazione e ai consigli pratici per la vita quotidiana.

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