Una molecola chiave nelle reazioni allergiche potrebbe avere un ruolo insospettato anche nelle nostre capacità cognitive. Aumentare i livelli di istamina nel cervello sembra infatti rendere la memoria più precisa di circa un 10%, secondo uno studio dell’Università di Oxford pubblicato su Nature Communications. I ricercatori ipotizzano che questa sostanza contribuisca a regolare quanto il cervello si attiva di fronte alle novità dell’ambiente.
Dalle reazioni allergiche alle funzioni cognitive
L’istamina è conosciuta soprattutto come il principale mediatore chimico delle reazioni allergiche. Viene prodotta da cellule del sistema immunitario come mastociti e basofili quando l’organismo entra in contatto con un allergene, cioè una sostanza esterna in sé innocua – per esempio i pollini – che in alcune persone scatena una risposta immunitaria.
Un rilascio eccessivo di istamina è alla base di disturbi molto comuni, come asma, orticaria, congiuntivite e riniti allergiche. I farmaci impiegati per alleviare questi sintomi, gli antistaminici, agiscono proprio bloccando l’azione della molecola.
Già in passato si sapeva che nel cervello esistono recettori per l’istamina, localizzati in aree coinvolte in apprendimento e memoria. Alcuni antistaminici di prima generazione, se assunti a lungo, erano stati associati a un peggioramento delle prestazioni mnemoniche. Da qui la domanda dei ricercatori: cosa succede se, invece di ridurla, si aumentano i livelli di istamina nel cervello?
Lo studio di Oxford: più istamina, memoria più precisa
Per rispondere a questo interrogativo, il team britannico ha coinvolto 60 volontari. A metà è stato somministrato un placebo, all’altra metà un farmaco utilizzato nel trattamento della narcolessia, il pitolisant. Questo medicinale si lega a una specifica categoria di recettori dell’istamina e ne incrementa la presenza in tutto il cervello.
Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a test di memoria durante una risonanza magnetica cerebrale. Nei soggetti che avevano assunto pitolisant è emersa una maggiore connettività tra le aree cerebrali dove viene prodotta l’istamina e l’ippocampo, una struttura fondamentale per i processi di memorizzazione.
Nei compiti di richiamo delle informazioni apprese, chi aveva livelli più alti di istamina ha ottenuto prestazioni più accurate dell’11% rispetto al gruppo placebo. Secondo gli autori, un possibile “secondo compito” dell’istamina potrebbe essere proprio quello di modulare il grado di attivazione del cervello di fronte a stimoli nuovi.
Non un semplice farmaco per “potenziare” il cervello
I risultati aprono ipotesi interessanti, ad esempio sull’uso mirato dei recettori dell’istamina per intervenire su alcune patologie cerebrali. Tuttavia gli stessi ricercatori invitano a non considerare il farmaco che aumenta l’istamina come un facile potenziatore cognitivo.
Il pitolisant può infatti interferire con il sonno e, alla lunga, un sonno disturbato finirebbe per danneggiare la memoria. Inoltre il medicinale viene normalmente impiegato per riportare a un livello considerato normale funzioni come memoria e attenzione in persone che partono da una condizione di compromissione di queste capacità, non in soggetti sani alla ricerca di un “boost” cognitivo.
Lo studio suggerisce dunque un ruolo più complesso dell’istamina nel cervello, ma il suo utilizzo farmacologico resta, per ora, legato a contesti clinici specifici.







