Raoul Bova torna sul grande schermo il 6 agosto con Greta e le favole vere, film di Berardo Carboni in cui interpreta un padre diviso tra il benessere di una vita agiata e l’impegno ambientalista della figlia. Nell’intervista concessa al settimanale 7 del Corriere della Sera, l’attore romano parla del nuovo progetto, del rapporto con i figli e affronta per la prima volta in modo esteso lo scandalo scoppiato un anno fa attorno alla diffusione dei suoi messaggi vocali privati.
Il film, distribuito da Vision Distribution, è stato presentato in anteprima mondiale il 19 luglio al Giffoni Film Festival e arriverà nelle sale il 6 agosto. Sullo sfondo di questo lancio c’è anche una fase personale delicata per Bova: la separazione dall’attrice e modella Rocío Muñoz Morales, madre delle sue due figlie più piccole, e l’inizio di una nuova relazione con l’attrice Beatrice Arnera.
Il film “Greta e le favole vere” e il ruolo di padre
In Greta e le favole vere Bova interpreta un uomo innamorato della propria famiglia ma legato a uno stile di vita fatto di comfort e vacanze alle Seychelles, condiviso con la moglie interpretata da Donatella Finocchiaro. A metterlo in crisi è la figlia Greta, interpretata da Sara Ciocca, che si ispira alle battaglie di Greta Thunberg e trascina chi le sta vicino in una missione: cambiare il mondo partendo dall’attenzione per il pianeta.
Bova spiega che il titolo del film richiama «il concetto della favola che può diventare realtà» e che lo ha convinto l’idea di raccontare «una speranza, il sogno di un bambino che si concretizza». Il suo personaggio, racconta, è «uno che alle favole ci crede», ma è anche un «sognatore disilluso»: dopo anni di entusiasmo per la salvaguardia dell’ambiente, si è scontrato con una burocrazia che ha rallentato tutto e ha finito per spegnere molte convinzioni.
A non arrendersi, nel film, è la figlia. Per Bova, i ragazzi di oggi sono «un esercito di nuovi sognatori» che combatte con «armi morali» e un senso di responsabilità che la sua generazione non aveva. L’attore ricorda di essersi impegnato più volte in prima persona: con la Fondazione Rava ad Haiti, durante il terremoto di Amatrice, in Siria con la Croce Rossa per raccontare il lavoro dei volontari e ancora, durante il Covid, consegnando beni a domicilio sempre con la Croce Rossa.
Sul piano privato, Bova sottolinea di avere con i figli un rapporto «molto aperto», basato sul confronto e sulla possibilità di dirsi anche ciò che non funziona. Racconta di preferire, a volte, di «prendersi una colpa in più» per non farli sentire sotto giudizio. Le figlie più piccole, di 11 e 8 anni, sono già molto sensibili ai temi del pianeta, un’attenzione che lui attribuisce anche al lavoro della scuola: le insegnanti, dice, insistono su inclusione, rispetto, intelligenza emotiva e sulla capacità di accettare i “no”.
Un anno dopo lo scandalo dei messaggi: «I social sono un terreno per mercenari»
Il nuovo film arriva a circa un anno dalla vicenda che ha travolto Bova: la diffusione online di messaggi vocali privati inviati a una giovane modella, dopo che l’attore si era opposto a un tentativo di estorsione. A quella pubblicazione sono seguiti lo scandalo mediatico, la rottura con Rocío Muñoz Morales e, successivamente, la nuova relazione con Beatrice Arnera.
Ripensando a quei giorni, Bova ammette di non essersi mai immaginato che «i miei messaggi diventassero la cosa più importante da raccontare, a tutti i livelli sociali». Il tema lo porta a una riflessione più ampia sul mondo digitale: quando era ragazzo, osserva, i social non esistevano e non c’era «questo meccanismo contorto, di poteri occulti, di guadagni facili, di aumento della popolarità a scapito di qualcun altro». Oggi, a suo giudizio, i social sono diventati «terreno per mercenari» in cerca di ritorni mediatici ed economici, anche a costo di rovinare la reputazione altrui.
Secondo l’attore, il modello dominante sembra essere quello di chi dice: «faccio qualcosa per avere soldi, non mi interessa acquisire un valore o una qualità». Ricorda che un tempo un attore aveva semplicemente dei fan; se non piaceva, veniva ignorato. Ora, invece, esistono gli haters, le vendette online e contesti che definisce «vere e proprie armi», collegandoli anche al fatto che «molti adolescenti si tolgono la vita».
Per Bova, uno strumento di questa portata andrebbe regolato seguendo l’esempio di altri Paesi, «soprattutto l’Australia», dove l’identità di chi si esprime è pubblica: se critichi qualcuno con nome e cognome, sostiene, ti assumi le tue responsabilità.
L’attore collega la propria esperienza personale al ruolo dei media: di fronte a un reato – riferimento al tentativo di estorsione – ritiene «un problema che riguarda la società intera» quando si crea un movimento sociale che segue quel reato e quando «qualcosa che può danneggiare una persona viene cavalcata dai giornali» che pubblicano la notizia. Se esiste un’etica, afferma, bisognerebbe rendersi conto che così «si sta promuovendo un reato commesso da altri». Questo, dice, è stato «l’aspetto peggiore da vivere», perché mentre «gli imbecilli continuano a esistere», chi ha strumenti culturali dovrebbe guardare alla vicenda in modo diverso.
Identità, etichette e vita privata: da “sex symbol” a Don Matteo
Nel corso della carriera, Bova ha incarnato immagini molto diverse: dal sex symbol dei primi film al sacerdote protagonista di Don Matteo, dove dal 2022 ha raccolto il testimone di Terence Hill interpretando Don Massimo. Due volti che, ammette, generano «aspettative opposte». Racconta che spesso ruoli ed etichette finiscono per pesare anche fuori dal set: «Se interpreti un sex symbol, poi ti devi comportare da sex symbol. Se reciti Don Matteo, ti devi comportare da prete…».
Oggi, a 54 anni, dice di credere che l’identità vada gestita «al di fuori di quello che vedono gli altri»: ciò che conta è come ci si rapporta alla propria vita e alle persone intorno. Le etichette, sottolinea, non ce le attribuiamo da soli, «lo fanno gli altri», e per questo ognuno ha il dovere di capire chi è dentro di sé e di accettarsi «con pregi e difetti, nel bene e nel male». «Sei un essere umano, non un dio», ribadisce, respingendo l’idea di doversi giustificare: «È la realtà, non sono sovraumano, e non sono più di nessun altro».
Alla domanda se tema di deludere il pubblico, Bova risponde che ritiene di aver dimostrato chi è, anche attraverso cose di cui va fiero. Se qualcuno lo immagina diverso, aggiunge, «non posso farci niente»: l’unica responsabilità che sente è verso le persone che ama.
Fra i personaggi a cui è più legato cita Ultimo, il carabiniere dei Nuclei speciali che ha interpretato in più fiction, spiegando di aver cercato di restituirne tutte le contraddizioni, pur senza prendersene i meriti: «sono solo un tramite».
Ripensando al proprio percorso, l’attore afferma di aver capito che non si può più «perdere tempo a litigare o cercare di salvare chi non vuole essere salvato» e che è necessario liberarsi dalla negatività. Ricorda che «anche la scienza ha dimostrato che le parole possono ferire profondamente, come curare e dare speranza», concetto che ha ribadito di recente nel suo monologo su Rai 1 durante Vita! Il concerto. Eliminare del tutto rancore e rabbia, però, resta per lui «un work in progress».
Alla domanda su chi sia oggi Raoul Bova «quando si spengono le luci», l’attore risponde di sentirsi il risultato di tutto ciò che ha vissuto in 54 anni: lavoro, famiglia, successi ed errori. Racconta di essersi preso una pausa da tutto e definisce il fatto di fermarsi, vivere davvero la vita e occuparsi delle persone che ama «una benedizione».
In chiusura, il profilo dell’attore: nato a Roma il 14 agosto 1971, debutta in televisione nel 1991 come aiutante nel programma Scommettiamo che…?. Due anni dopo arriva il primo ruolo da protagonista al cinema con Piccolo grande amore di Carlo Vanzina. Seguono pellicole internazionali come Alien vs. Predator (2004) e numerosi successi italiani, tra cui Scusa ma ti chiamo amore (2008), Immaturi (2011), Nessuno mi può giudicare (2011). Sul set di Immaturi – Il viaggio conosce Rocío Muñoz Morales, con cui avrà due figlie, Luna (2015) e Alma (2018). La relazione si interrompe nel 2025, tra le cause indicate il presunto tradimento dell’attore con una modella, vicenda da cui sono scaturite le chat poi rese pubbliche.







