Alle 16.58 del 19 luglio un’autobomba parcheggiata davanti al civico 19 di via Mariano D’Amelio, a Palermo, esplose uccidendo il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. In quella stessa deflagrazione, l’unico a salvarsi fu il poliziotto Antonino Vullo, che in quel momento stava parcheggiando una delle auto di servizio.
A trentiquattro anni da quell’attentato, avvenuto cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, quella domenica di luglio continua a rappresentare una delle pagine più tragiche della storia della Repubblica e della lotta a Cosa Nostra. Il ricordo delle vittime resta strettamente legato al cammino, ancora aperto, di ricerca della verità e all’impegno a trasmettere ai più giovani il rispetto della legalità e delle istituzioni.
L’attentato di via D’Amelio
L’autobomba in via D’Amelio, posizionata davanti al numero 19 della strada palermitana, fu azionata nel momento in cui Borsellino raggiungeva l’abitazione della madre. L’esplosione fu devastante e non lasciò scampo al magistrato e ai cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
L’unico sopravvissuto, il poliziotto Antonino Vullo, riuscì a salvarsi perché, al momento della detonazione, si trovava ancora alla guida di una delle vetture di servizio e stava cercando parcheggio. La strage, inserita nella stagione delle bombe mafiose, arrivò a meno di due mesi dall’attentato di Capaci, con cui condivide il peso simbolico di aver colpito al cuore lo Stato.
Memoria, verità e legalità oltre tre decenni dopo
Oltre trent’anni dopo l’esplosione, la strage di via D’Amelio continua a interrogare l’Italia. Il ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti che lo proteggevano non si esaurisce nel momento commemorativo, ma si intreccia con il percorso, ancora in corso, di ricerca della verità su quanto accaduto.
Accanto alla memoria delle vittime, resta forte l’idea che da quella tragedia derivi un dovere: trasmettere alle nuove generazioni il valore della legalità e il rispetto delle istituzioni, perché il sacrificio di Borsellino, di Catalano, Loi, Li Muli, Cosina e Traina continui a rappresentare un riferimento nella lotta contro Cosa Nostra e contro ogni forma di criminalità organizzata.







