Fabio Balsamo, volto dei The Jackal, racconta una parte inedita della sua vita privata nel libro Non è quello che ci aspettavamo (Cairo), presentato all’indomani della sua partecipazione al Festival del Cinema e della Televisione di Benevento. L’attore, noto per la sua versatilità, svela di essersi sposato due anni fa senza mai annunciarlo pubblicamente e riflette su amore, dolore, paternità e sul modo in cui l’industria italiana tratta gli attori.
Il libro, la malinconia e il rapporto con il dolore
Nel volume, che definisce pieno di cuore e di malinconia, Balsamo considera questo sentimento una sorta di strumento di difesa: la malinconia, spiega, ti protegge perché ti fa sorvolare sulle cose inutili e ti obbliga a concentrarti su ciò che davvero conta. Dopo un evento doloroso, racconta, il superfluo cade e resta solo l’essenziale.
Allo stesso tempo, riconosce che questa “arma” può ferire: se da una parte elimina ciò che non è necessario, dall’altra porta via anche un po’ di leggerezza. Una volta che si è scesi in profondità, aggiunge, è difficile accontentarsi di qualcosa di più leggero. Per lui però andare a fondo non significa restare imprigionati nella pesantezza: proprio perché si individuano le cose essenziali, si comprende che sono le cose semplici a essere davvero importanti.
Per ritrovare la leggerezza, Balsamo dice di affidarsi ai bambini, che incarnano una spontaneità che gli adulti non possono recuperare del tutto ma alla quale possono tornare: bastano un mazzo di chiavi che tintinna o il tempo trascorso con una persona cara, una chiacchierata con qualcuno che si stima. Nel libro insiste anche su un punto: la leggerezza non va confusa con la superficialità.
Un altro tema centrale è il dolore. Oggi l’attore dice di essere “abbastanza in pace” con questa dimensione, che considera l’unica vera certezza dell’esistenza e dei rapporti umani, nonostante si faccia di tutto per rimuoverla. Se il dolore non viene accettato come parte integrante della vita e come passaggio necessario di elaborazione, secondo lui si rischia di imboccare strade sbagliate; integrarlo, invece, può generare cose molto belle. A suo avviso il dolore nasce spesso dalla distanza tra ciò che desideriamo e ciò che è, e invita a ridurre questo scarto imparando a guardare la realtà per quella che è.
Questa lucidità, dice, deriva anche dall’aver incontrato una “problematica importante” già da bambino, esperienza che lo ha costretto presto a fermarsi e a cercare spiegazioni. Il primo dono di un problema, afferma, è proprio la lucidità. Balsamo sottolinea però che questa consapevolezza non dovrebbe arrivare solo nei momenti difficili: quando soffriamo ci fermiamo, riflettiamo, andiamo in terapia, ma lo stesso percorso bisognerebbe farlo anche nella gioia, chiedendosi che cosa ci renda davvero felici, per poter ritrovare quella felicità. Lui prova a riuscirci, dice, cercando di non sprecare il tempo.
Il matrimonio tenuto lontano dai riflettori e l’idea di amore maturo
Nel libro Balsamo rivela per la prima volta di essersi sposato due anni fa. Racconta di averlo scritto nel capitolo dedicato alla “futura moglie” e di non aver mai reso pubblica la notizia perché la sua compagna non appartiene al mondo dello spettacolo. Per questo continua a vivere quella parte della sua esistenza in modo molto riservato, convinto che sia giusto così.
Parlando di amore, l’attore lo descrive come qualcosa che ha “le sfumature della tenerezza”: per lui significa conoscere le fragilità dell’altro e decidere di non usarle mai contro di lui, una forma importante di consapevolezza. Definisce il suo un amore maturo, in cui non si sente di possedere l’altra persona, ma semplicemente si sa che ha scelto di restare. In una relazione così, spiega, più che ricevere si desidera dare, senza idealizzare l’altro ma conoscendolo in profondità e accettandolo.
Alla domanda sul rischio di noia, Balsamo parla invece di stabilità: la certezza che, quando arriva un problema, accanto c’è qualcuno che ti conosce davvero. Secondo lui un amore diventa maturo quando si sono già affrontate insieme grandi difficoltà, che in un certo senso sono una benedizione perché fanno capire di non essere soli.
Il desiderio di paternità, il padre e la critica al sistema dello spettacolo
Nel libro trova spazio anche una lettera al suo futuro figlio. Balsamo racconta di aver sempre nutrito un forte desiderio di paternità, legato a un istinto di accudimento molto sviluppato. Aggiunge però che, forse, questo desiderio è anche un modo per prendersi cura di sé, compensando un “imprinting” mancato a causa di un rapporto genitoriale conflittuale.
Parlando esplicitamente di suo padre, ammette che con lui non è stato facile. Immagina che il desiderio di avere un figlio possa essere anche un tentativo di recuperare quel tipo di legame e di offrire al bambino che è stato le cure di cui oggi avrebbe bisogno. In generale, sottolinea, prendersi cura degli altri è qualcosa che lo fa stare bene.
Balsamo utilizza il libro anche per criticare un sistema dello spettacolo che tende a incasellare gli interpreti sempre nello stesso ruolo, comico o drammatico che sia. A suo giudizio, in Italia non si è capaci di prendersi in giro e di giocare con la propria immagine: bisogna sempre difendere un’immagine “figa”, relegando “il comico che fa ridere” al popolo. Questa pesantezza, sostiene, ha contribuito anche a un “disastro di mercato”. Da qui la speranza che si possa ripartire dalla voglia di divertirsi e, allo stesso tempo, dall’esigenza di dire qualcosa, perché anche per questo, ricorda, si fa un film.
Quanto al successo, Balsamo afferma che non gli ha tolto nulla, perché la sua vita privata è rimasta tale. Gli ha portato soprattutto opportunità, interesse per il suo lavoro e fiducia da parte delle produzioni. Sul piano umano racconta di aver ricevuto molto: le persone gli confidano storie e esperienze intime, e lui considera tutto ciò un arricchimento.








