Charli xcx torna a cambiare pelle e, con il nuovo progetto Music, Fashion, Film, prende le distanze dall’era Brat che due anni fa aveva colorato di verde lime musica, moda, comunicazione e immaginario pop. Quel colore, diventato ovunque riconoscibile e facilmente imitabile, aveva trasformato l’artista in un’icona visiva oltre che musicale. Ora, però, la cantante rimette tutto in discussione: in Wink Wink canta «non sono più una ragazza cattiva», rilanciando il gioco sul proprio personaggio e inaugurando una nuova fase estetica e sonora.
L’album si apre con una dichiarazione drastica: «penso che la pista da ballo sia morta, quindi adesso facciamo musica rock». Una frase che sembra sancire la fine di un certo modo di intendere la club culture più che del genere in sé, e che introduce un lavoro difficile da incasellare in un’unica definizione.
Un disco oltre le etichette e un nuovo immaginario
Sin dai primi brani, Music, Fashion, Film mostra come Charli xcx non abbia realmente inciso un disco rock, almeno nel senso tradizionale del termine. Il rock è evocato, toccato, ma non domina mai del tutto: l’impressione è che l’artista voglia recuperare soprattutto un’attitudine, un modo di vivere e percepire la musica, più che aderire a un genere codificato.
Sul piano sonoro, il disco si muove in una zona volutamente sfuggente. L’elettronica, da sempre centrale nel lavoro di Charli, resta ben presente, ma convive con chitarre, atmosfere più scure e drammatiche, suggestioni che possono rimandare a Lana Del Rey e una marcata componente psichedelica che guarda al rock tra fine anni Sessanta e inizio Settanta. Più che sostituire un suono con un altro, Charli sembra assorbire mondi diversi e farli reagire dentro il proprio universo, come ha sempre fatto.
Per entrare davvero nel progetto, il punto non è chiedersi a quale categoria appartenga il disco, ma osservare il nuovo immaginario che lo circonda. Questo cambio di pelle era già evidente nel film collegato all’album, mostrato in anteprima a stampa e a un ristretto gruppo di fan: sullo schermo l’artista resta sensuale, ammiccante, diva e al tempo stesso anti-diva, ma è la “patina” a essere diversa, il filtro attraverso cui sceglie di raccontarsi.
Musica, cinema e moda sullo stesso piano
In Music, Fashion, Film la musica non basta da sola a definire il progetto. Il titolo mette sullo stesso livello musica, moda e cinema, e l’album si comporta di conseguenza. C’è il disco, c’è un film che lo accompagna e lo completa, e c’è la moda, che non è semplice cornice estetica ma diventa parte integrante del racconto sul personaggio, sull’immagine e sul divismo.
Anche la copertina rispecchia questa impostazione, riunendo tre figure provenienti da mondi diversi: John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese. Tre nomi simbolo rispettivamente di musica, moda e cinema, che Charli prova a far convivere nello stesso spazio concettuale.
Tra i brani, Camera è uno dei più espliciti nel chiarire l’operazione: la macchina da presa diventa il dispositivo attraverso cui interrogarsi sulla vita trascorsa costantemente davanti a un obiettivo, sul confine fra il personaggio pubblico e la persona che resta quando le luci si spengono. Un tema particolarmente adatto a un’artista che negli ultimi anni è cresciuta proprio trasformando se stessa in un’immagine subito riconoscibile.
Dal “funerale” del dancefloor alla riflessione esistenziale
No One Lasts Forever rappresenta il culmine delle suggestioni psichedeliche disseminate nell’album. Il brano dura quasi sei minuti e somiglia più a un viaggio mentale che a una canzone in senso classico, reso ancora più straniante dalla presenza di David Cronenberg. Tra dubbi, paranoia e domande esistenziali, il pezzo spinge Music, Fashion, Film lontano dal punto di partenza.
Dal dancefloor dichiarato “morto” all’inizio del disco si arriva così a riflettere sulla nostra finitezza, mostrando quanto sarebbe riduttivo prendere alla lettera la frase iniziale sulla “musica rock”. Charli xcx non ha realizzato “il suo disco rock” e, stando a quanto emerge dal lavoro, probabilmente non era nemmeno questo il suo obiettivo.
Music, Fashion, Film appare piuttosto come il tentativo di un’artista di non restare prigioniera dell’immaginario gigantesco che aveva costruito con Brat. Dopo aver creato qualcosa di così ingombrante da rischiare di soffocarla, Charli sceglie di demolirlo prima che lo faccia qualcun altro. E si ripresenta in bianco e nero, con un’altra versione di sé stessa: diversa, ma ancora immediatamente riconoscibile.







