Il fisico Vincenzo Schettini torna sul tema delle temperature sempre più alte e, dopo i suggerimenti pratici per difendersi dal caldo con ventagli, spruzzini d’acqua e abiti leggeri, sposta l’attenzione su una questione globale: come aiutare davvero il pianeta a raffreddarsi. Lo spunto arriva da un commento che gli attribuisce un’unica responsabilità per l’aumento delle temperature: “è tutta colpa della geoingegneria”.
Che cos’è la geoingegneria e quali soluzioni propone
Schettini parte proprio da qui e chiarisce cosa si intende per geoingegneria: una manipolazione artificiale e su vasta scala dell’ambiente terrestre con l’obiettivo di raffreddare il pianeta. In termini semplici, spiega, significa impedire a una parte della radiazione solare di attraversare l’atmosfera oppure far sì che una quota della luce del Sole venga riflessa direttamente dallo strato atmosferico verso lo spazio, riducendo così il riscaldamento terrestre.
Secondo il professore, le ipotesi allo studio da parte degli esperti di geoingegneria sono diverse. Tra queste cita:
- l’aumento dell’albedo, cioè della capacità di una superficie di riflettere la luce;
- le cosiddette iniezioni di polveri nell’atmosfera, che prevedono l’uso di palloni aerostatici per diffondere polveri minerali, puntando anche sulla termodinamica del congelamento per rendere più spesso il ghiaccio artico;
- la progettazione di uno scudo solare spaziale, con riflettori fisici collocati non nell’alta atmosfera ma direttamente nello spazio, tra la Terra e il Sole, per intercettare parte della radiazione solare prima che raggiunga l’atmosfera.
Schettini ricorda che si tratta di proposte teoriche e di studi scientifici che mirano tutte a un unico obiettivo: contenere il riscaldamento globale.
I limiti della geoingegneria e i rischi per gli equilibri del pianeta
Pur riconoscendo l’intento di queste ricerche, il professore sottolinea i limiti di quella che definisce geoingegneria solare. A suo giudizio, queste tecniche intervengono sui sintomi del surriscaldamento, ma non sulla causa principale: la crescente concentrazione di anidride carbonica (CO2) in atmosfera.
Iniettare polveri o riflettere la luce solare, osserva Schettini, non elimina il problema della CO2. Se la quantità di questo gas serra non viene ridotta, avverte, una volta esaurito l’effetto di questa “medicina” il pianeta tornerebbe al punto di partenza.
L’argomento, ricorda il fisico, è molto delicato e divide la comunità scientifica: c’è chi vede nella geoingegneria una possibile via d’uscita e chi, come lui, evidenzia soprattutto il rischio di tamponare il problema senza risolverlo. Inoltre, modificare le temperature in un’area del globo può significare rompere equilibri altrove.
Schettini richiama, per esempio, le ipotesi di pompare acqua nei ghiacciai o di alterare la composizione delle nuvole sopra gli oceani: interventi che, secondo le critiche, potrebbero compromettere habitat estremamente fragili. Un altro nodo riguarda i possibili effetti collaterali oltreconfine: alterare il clima in una nazione potrebbe causare siccità o alluvioni nei paesi vicini, rendendo alcune zone invivibili e spingendo le persone a migrare.
Tagliare la CO2 e le 3R: cosa possiamo fare ogni giorno
Schettini ricorda che non è certo se e quando i progetti di geoingegneria vedranno una reale applicazione. Una cosa, però, per lui è chiara: la strada più solida resta quella di ridurre le emissioni di CO2, obiettivo al centro delle politiche climatiche.
Questo può avvenire, spiega, attraverso maggiore efficienza energetica, passaggio alle fonti rinnovabili e transizione verso l’elettrificazione. Il professore cita, a questo proposito, anche l’impegno mostrato negli ultimi anni dal settore automobilistico proprio sul fronte dell’elettrico.
Accanto alle grandi scelte industriali e politiche, Schettini richiama il peso dei comportamenti quotidiani. Per contribuire al taglio delle emissioni, indica alcuni accorgimenti costanti: preferire gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici, scegliere elettrodomestici di classe energetica più alta, usare lampadine a LED e seguire la regola delle 3R: “riduci, riusa, ricicla”.
Per il fisico, dunque, il contrasto al caldo estremo e al riscaldamento globale non passa solo da scenari futuristici di geoingegneria, ma soprattutto da una serie di scelte concrete, ripetute ogni giorno, che ciascuno può mettere in pratica.







